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Affascinati da quella paura che ci costringe a crescere
Francesco Mannoni, Il Giornale di Brescia, 20.01.2013
Roberto Inchingolo spiega i motivi profondi che muovono chi ama gli sport estremi, i film horror, le sfide rischiose

La paura? Un mestiere pericoloso e una sfida continua per uomini coraggiosi ma anche temerari, ardimentosi e spacconi. Stuntman, sportivi estremi, scommettitori e giocatori d'azzardo, operatori di borsa e finanzieri d'assalto, appassionati di horror e altri «drogati di pericolo» sono al centro di un'indagine sui meccanismi sociali, fisiologici ed evolutivi di una smania spesso incontrollata. Racconta e spiega questo incredibile versante della natura umana il giornalista e studioso scientifico Roberto Inchingolo in un saggio che si legge come un romanzo d'avventura, o un thriller psicologico di cui noi stessi siamo i protagonisti: «Perché ci piace il pericolo» (Sironi editore, 160 pp., 16 euro).

Parlando di «Adrenalina, paura, piacere», lo studioso ci spalanca le porte segrete delle nostre tentazioni e, in cinque densi capitoli, commenta le tipologie della paura e aiuta a capire la scelta di mestieri pericolosi: perché in tanti mettono a rischio fortune colossali in operazioni economiche spericolate; quale impulso spinge al pericolo simulato come le montagne russe, alle vacanze ad alto tasso di pericolosità, al fascino per l'alta velocità o a lanciarsi con il paracadute da un aereo, scalare le montagne, o attraversare gli oceani in solitudine e altre infinite prodezze
che hanno dell'insensato, e invece esprimono il nostro incontenibile spirito avventuroso. E infine, perché la paura è diventata un business sempre più invadente e spettacolare fino alla fobia irrazionale procurata da droghe e medicinali pericolosi, assunti per compensare certi squilibri, o per aiutare a comprendere i malfunzionamenti cerebrali.

Il libro, che sarà in vendita da mercoledì 23 gennaio, viene presentato oggi a Bologna al «Festival Arte e Scienza in piazza 2013». Organizzata dalla Fondazione Marino Golinelli in partnership con la Triennale di Milano, la manifestazione, che si svolge fino al 10 febbraio, per 23 giorni trasforma il centro di Bologna in un grande Art+Science Center con spettacoli, incontri con scienziati, proiezioni di film e laboratori creativi. Cuore della manifestazione la grande mostra di arte e scienza «Benzine. Le energie della tua mente». Incontriamo Roberto Inchingolo.

Lei scrive che la paura è un fenomeno biologico, e come tale ha origini evolutive. Ma perché ci piace?

Amiamo la paura per hobby, o perché facciamo un mestiere pericoloso ereditato magari dalla famiglia. Ma un conto è l'utente occasionale della paura, quello che cerca di fare uno sport estremo, o l'appassionato di film horror, un conto è chi nella paura cerca una sorta di elevazione
e dissoluzione di se stesso. Ma la ragione del perché la paura è piacevole e nessuno vi si sottrae è, come ho scritto, una ragione essenzialmente evolutiva. L'evoluzione diventa una sorta di esaltazione, più che una conquista motivata.

Perché abbiamo bisogno della paura, conseguenza diretta di rischi fisici o mentali?

L'ipotesi principale, condivisa dalla maggior parte dei biologi, è che la passione per il rischio a livello fisiologico è dovuta al fatto che può essere un modo per esibire le nostre capacità. È il concetto della coda di pavone darwiniana – manifestazione inutile e potenzialmente dannosa per dimostrare agli altri il proprio coraggio. Questo comporta un vantaggio riproduttivo e ci rende più attraenti agli occhi del partner, ed è probabilmente il modo in cui nel corso dell'evoluzione si è generata la ricerca dell'operosità pericolosa.

Il terrore, in cui spesso sconfina la paura, come possiamo definirlo? C'è differenza fra i due?

Non c'è una netta distinzione. Paura e terrore non sono altro che gradi della stessa emozione, e molto dipende dalla personalità del singolo individuo. Possono esserci anche una serie di influenze genetiche sul perché qualcuno è più portato ad apprezzare alcune sensazioni forti.

Qual è l'attività più rischiosa, quella in cui la paura, come si dice, «fa novanta»?

L'attività più rischiosa per numero di incidenti e di decessi – si stenta a crederci – è quella dei pescatori di granchi, che si possono trovare solo in determinati periodi dell'anno nel Mar Baltico. Il mare è infido, e il mestiere del pescatore non è certo fra i meglio retribuiti.

Perché si sceglie di fare un mestiere rischioso?

La scelta avviene in base alle passioni individuali. Prendiamo uno stuntman: anche lui si mette in situazioni rischiose per mestiere, e se c'è una ragione per cui lo fa non è certo quella dei soldi, perché non è retribuito così tanto, da giustificare il rischio cui va incontro ogni giorno.

Che cos'è veramente la paura?

Un'emozione abbastanza facile da riconoscere. Nel corpo umano si agita una serie di sensazioni chiamate di «attacco e fuga», scatenate dall'adrenalina, che attiva meccanismi fisiologici che permettono al corpo di reagire a una situazione di pericolo. È una sorta di campanello d'allarme,
condiviso con molti animali, che si associa nella maggior parte dei casi a un'altra serie di sostanze. La più importante è la dopamina, un neotrasmettitore che interviene quando si mangia e in amore. Una volta diffusa nel corpo, la sostanza provoca una sorta di dipendenza, e il fisico ne reclama dell'altra. Questa è la ragione per la quale sfidiamo il pericolo continuamente.

La paura è necessaria per vivere?

È utile alla sopravvivenza: è una sentinella dell'organismo per capire se qualcosa non va. Molte paure sono poco più di uno spavento e rendono la vita meritevole di essere vissuta. Senza, si perderebbero esperienze indimenticabili.

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