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Aria di piombo. Come difendere i bambini dai veleni dell'ambiente
Alex Saragosa, Il Venerdģ di Repubblica, 16.11.2012

Inquinamento, giocattoli tossici, pesce al mercurio e latte alla diossina minacciano lo sviluppo intellettivo dei piccoli. Lo spiega una neurobiologa, che illustra anche i modi per limitare i danni.

Negli anni Trenta, negli stabilimenti chimici DuPont nel New Jersey c'era «la casa delle farfalle». Con una definizione tanto gentile si indicava il terribile reparto di produzione del piombo tetraetile, dove gli operai, avvelenati dal metallo, vedevano insetti inesistenti. Negli anni Cinquanta a Minamata, in Giappone, il mercurio riversato in mare dalle industrie Chisso uccise 2500 persone. Poi ci sono stati il disastro della nube di diossina di Seveso, la strage provocata dall'esplosione in un impianto di pesticidi a Bhopal, la produzione tossica dell'Eternit...

Oggi, almeno in Occidente, si spera che le regole imposte all'industria chimica scongiurino il ripetersi di tragedie come quelle appena citate. Ogni tanto però continuano a emergere dati inquietanti: per esempio quelli di Taranto, dove le emissioni dell'acciaieria dell'Ilva avrebbero portato a un aumento dell'11 per cento dei tumori in città rispetto alla provincia, o i trenta casi di malformazioni infantili che un'inchiesta aperta dalla magistratura di Gela mette in relazione con la contaminazione della falda acquifera da parte della raffineria. Sono dati che ci ricordano come le industrie, insieme a traffico, pesticidi agricoli e inceneritori, diffondano costantemente sostanze tossiche, anche se, in genere, in misura non sufficiente a provocare effetti acuti.

Se per gli adulti tutto questo non è certo salutare, quali effetti può avere un simile «bagno chimico» sui bambini, con il sistema nervoso ancora in formazione? Questa domanda se l'è fatta una 44enne lombarda, Maria Cristina Saccuman, che, dopo una laurea in lettere in Italia e altri otto anni di studio all'Università della California a San Diego per diventare ricercatrice in neuroscienze cognitive, ha insegnato Neubiologia dello sviluppo al San Raffaele di Milano. La risposta che si è data è nel saggio Biberon al piombo (Sironi), forse il primo testo italiano che esplora in modo rigoroso l'effetto dell'inquinamento «quotidiano» sul cervello in formazione dei più piccoli.

La prima minaccia considerata nel libro è la più antica: il piombo. Questo metallo avvelenava già gli antichi romani, ma negli ultimi 300 anni la sua concentrazione nell'ambiente è aumentata di 15 volte, per i fumi delle industrie di vernici o batterie e l'uso di piombo tetraetile nelle benzine. «Il risultato è che assumiamo continuamente questo metallo dal cibo» spiega Saccuman «e lo accumuliamo nelle ossa, passandolo al feto durante la gravidanza. Nel cervello il piombo uccide i
neuroni, disturba la formazione di nuove connessioni e la comunicazione fra cellule, riducendo la capacità di imparare e ricordare. L'Oms, ha fissato una soglia di sicurezza nel sangue pari a 10 parti di piombo per milione, ma studi condotti su bambini di tutto il mondo hanno osservato diminuzioni del quoziente d'intelligenza e del rendimento scolastico anche con livelli molto più bassi».

In Europa, dopo la chiusura di molte fabbriche inquinanti e l'eliminazione del piombo da vernici
e benzina, fra il 1990 e il 2003, il livello medio del piombo nel sangue dei bambini è sceso da 5 a 2 parti per milione. «Un livello che però può sottrarre ancora un paio di punti di QI. Per limitare i rischi, è bene stare alla larga da vecchie pitture che si scrostano, eliminare le tubature di piombo ed evitare di usare piatti in peltro o in antica ceramica dipinta, vecchi giocattoli verniciati o comunque privi di marchio di sicurezza». Anche le concentrazioni nell'ambiente di un altro metallo, il mercurio, si sono quintuplicate negli ultimi duecento anni. Il mercurio diventa particolarmente rischioso quando passa negli ecosistemi acquatici, diventando metilmercurio, un
composto che si fissa nei muscoli. «Il massimo lo raggiunge nei grandi predatori marini. In ricerche condotte alle isole danesi Faer Oer i bambini le cui madri in gravidanza avevano mangiato più carne di questi predatori risultavano meno brillanti dei loro compagni. Nel cervello fetale il mercurio interferisce infatti con la riproduzione dei neuroni e con la loro corretta disposizione. Per questo le donne in gravidanza dovrebbero evitare di mangiare tonno e pesce spada, e scegliere invece specie meno pericolose, come sardine o salmone, con acidi grassi essenziali omega 3 preziosi per il feto».

Un percorso analogo al mercurio compiono i cosiddetti Pop (persistent organie pollutants, ovvero inquinanti organici persistenti); tra i quali sono i policlorobifenili (Pcb), il Ddt e le diossine. Queste sostanze quasi indistruttibili si accumulano nel grasso e risalgono le catene alimentari, concentrandosi nei predatori finali, uomo incluso. I Pcb, oggi vietati, ma un tempo usati largamente come liquidi di raffreddamento nell'industria, ostacolano la corretta formazione del cervello fetale, sia direttamente sia interferendo con il sistema ormonale, come hanno dimostrato ricerche condotte negli Usa, a Taiwan e in Giappone. Le diossine, prodotte dalla combustione di sostanze organiche in presenza di cloro (come i roghi di rifiuti), a livelli alti inducono tumori, ma anche a livelli bassi interferiscono con gli ormoni, danneggiano la fertilità e provocano problemi di apprendimento. «Purtroppo i Pop dai grassi passano nel latte materno, tanto che in quasi tutti i Paesi europei questo contiene più diossina di quella ammessa nel latte di mucca in commercio» dice Saccuman. «Un neonato allattato al seno riceve così una dose giornaliera di inquinanti superiore a quella che ricevono i suoi genitori, perché il latte materno è più inquinato dei cibi per adulti. Ma attenzione: i benefici dell'allattamento al seno sono tali e tanti che rinunciarci sarebbe ancora più dannoso per il piccolo». Per fortuna, nel 2004 i dodici Pop più pericolosi sono stati messi al bando nel mondo, e si spera che, col tempo, la loro presenza in natura si riduca.

Ancora alto è anche l'inquinamento atmosferico da particelle da 2,5 a 10 micrometri - contenute nei fumi del traffico, domestici e industriali - i cui livelli di sicurezza vengono superati regolarmente in quasi tutte le città europee. In genere ci si preoccupa dei loro effetti sull'apparato respiratorio e su quello cardiocircolatorio, ma una ricerca su 600 mila partorienti del Massachusetts fra 2000 e 2008 ha scoperto anche una relazione fra concentrazione di particelle da 2,5 micrometri e frequenza di parti prematuri e basso peso dei neonati. «Insomma respirare aria inquinata sembra rendere più probabile la nascita di bambini sottopeso, che, a sua volta, è importante causa di disturbi cognitivi». Se a questo quadro aggiungiamo gli effetti di inquinanti come i pesticidi agricoli, potremmo sentirci davvero spaventati per la salute dei nostri figli. «In realtà la situazione europea è migliorata rispetto a qualche decennio fa: ora, per esempio, in Italia solo l'1,2 per cento dei campioni di frutta e verdura risulta contaminato da pesticidi oltre i limiti di legge. E misure come la chiusura al traffico dei centri storici riducono la componente più pericolosa del particolato. Inoltre un ambiente domestico sereno e ricco di stimoli mentali permette ai piccoli di recuperare molti dei danni causati dagli inquinanti. Lo dimostra, purtroppo, il fatto che, a parità di esposizione, questi danni sono più gravi nei bambini di famiglie di basso livello economico e di istruzione. L'inquinamento, insomma, è un ulteriore
fattore di rischio di disparità sociale».

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