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Bol incontra gli editori: Sironi Editore
Federica Magro, Bol.com, 15.05.2002
Bol.com
Un nuovo marchio editoriale è nato: il 30 aprile 2002 la Sironi Editore ha portato in libreria i primi quattro titoli della collana, tutta italiana, Indicativo presente.
Primo: il resoconto di un diario on line a più voci che fa eco a diciassette mesi di avvenimenti privati e collettivi. Una sorta di diario interattivo che il curatore Giuseppe Caliceti, maestro elementare e scrittore, ha deciso di dare alle stampe spinto dall'urgenza di nobili istanze: "Tranquilli, tranquilli. Se a questo punto della mia finta giovinezza ho deciso di dare in pasto agli internauti di tutte le galassie questo spericolato Diario on Line Pubblico/Privato, è solo per una questione di soldi." (Giuseppe Caliceti, "Pubblico/Privato 0.1" ).
Secondo: una storia dell'immediato dopoguerra, ambientata nel delta del Po, in cui una morte misteriosa riapre antiche ferite. (Guido Barbujani, "Dopoguerra").
Terzo: un dialogo tra una donna che si racconta, racconta le sue storie d'amore e un deuteragonista maschile che interviene domandando, chiedendo spiegazioni: quasi un'educazione sentimentale per una generazione di trentenni dominata dall'instabilità, dal duplice desiderio di punti fermi e di cambiamento (Paolo Nelli, "Dialogo sull'amore?").
E infine, il primo romanzo italiano ambientato nel mondo del multilevel marketing, una formula di vendita che trasforma il consumatore in venditore e lo sprona a reclutare altri venditori, fino a trovarsi lui stesso alla vetta di una piramide commerciale dalla base sempre più vasta. Un libro in cui sfila una galleria di personaggi ricchi di umanità e comicità (Elio Paoloni, "Piramidi").

Quattro testi diversi per tematica e soluzione stilistica, ma tutti rispondenti alle intenzioni di questa nuova collana: " Vogliamo fare una collana di libri che raccontino l'Italia com'è. Perché l'Italia è la nostra patria e i suoi destini ci stanno a cuore. [...] Vogliamo fare una collana di libri che contengano un'istanza realistica. [...]Vogliamo fare una collana di libri che raccontino le immaginazioni dell'Italia. Perché ciò che siamo è in buona parte ciò che ci immaginiamo di essere. [...] Vogliamo fare dei libri che siano belli. Vogliamo fare dei libri impuri, nei quali la bellezza sia messa a rischio e repentaglio." Così scrive Giulio Mozzi, scrittore, talent scout e curatore di Indicativo presente.

Sembra il manifesto poetico di una scuola...
"Una collana ha bisogno di avere personalità" - dice Mozzi, prendendo la parola in questa intervista a tre con i protagonisti di quest'iniziativa editoriale: Renato Sironi, direttore commerciale, Massimiliano Bianchini, direttore editoriale, e Giulio Mozzi, appunto. "Una personalità si fonda su scelte ed esclusioni. Cosa si può scegliere in questo momento? Si potrebbe scegliere di seguire le mode. Ma è pericoloso perché significa essere pronti a disinvestire da una cosa e investire su un'altra. E questo non fa parte delle nostre possibilità. Se nascesse di colpo la moda della narrativa super-rosa non potremmo, venti giorni dopo, essere in libreria con qualcosa."
Bianchini: "Non sarebbe neanche nella nostra filosofia. Ci piacciono le cose che durano nel tempo".

Indicativo presente è una collana molto omogenea, dunque.
Mozzi: "Non proprio. I primi quattro libri sono diversissimi tra loro. Dopoguerra è un romanzo tradizionale. Piramidi è un romanzo comico sull'attualità. Il libro di Paolo Nelli è tutto fuor che tradizionale. Quello di Caliceti è una cosa mai vista, non ha dei precedenti come genere. L'idea è quella di coniugare il desiderio di raccontare le cose che accadono - cose prossime nel tempo, ma anche meno prossime come fa Barbujani, ma che siano ancora spinose - con una varietà di forme e di scelte stilistiche. Tra l'altro, fare dei libri che parlino dell'oggi non significa necessariamente fare dei libri che siano realisti. Ad esempio, in settembre, pubblichiamo un libro di Vitaliano Trevisani, scrittore visionario, il quale però attraverso la sua visionarietà non fa altro che parlare dell'Italia così com'è adesso. Però lo fa raccontando storie mirabolanti. Anche la trasfigurazione della realtà può essere un modo per stare dentro a questa idea. Così come può rientrarvi un libro di Livio Romano, che uscirà prima dell'estate, che è una specie di reportage narrativo su un tentativo di cementificazione di un tratto di costa pugliese e dei lavori di un comitato spontaneo nato per difendere il territorio.

Insomma, una scelta forte contro il pregiudizio di una narrativa italiana debole?
Mozzi: "Sì, un vero e proprio pregiudizio. Se interpelli librai ed editor, tutti ti dicono che un autore italiano per principio vende meno. Esemplare il caso di David Baldacci, il cui primo libro fu pubblicato in Italia con il nome di David Ford, poi uscì con il nome David B. Ford, poi divenne David Baldacci Ford e finalmente ora questo scrittore americano di lontane origini italiane può firmare i suoi libri con il suo nome: David Baldacci. All'inizio Mondadori riteneva che fosse rischioso pubblicare con il nome Baldacci. Temeva che avrebbe venduto di meno. A me pare che le cose non stiano assolutamente in questo modo. La narrativa anglosassone produce moltissime opere di intrattenimento, di qualità buona o di qualità orrenda. Non credo che l'Italia produca delle cose inferiori o di scarsa qualità. Certamente non è della nostra cultura il romanzo iper-teso, tutto incentrato sulla trama. Ci sono libri importanti scritti in Italia nell'ultimo mezzo secolo, libri in cui la trama non è esattamente fondamentale: lo è qualcos'altro. Pensa al successo imperituro di un autore come Rigoni Stern che ha fatto un libro parlando delle api... e comunque vende. Se elimini ciò che è strettamente intrattenimento, non credo vi sia grande dislivello nelle vendite tra narrativa italiana e straniera.

E allora perché questo pregiudizio?
Mozzi: Perché c'è una gran confusione. Perché ormai i libri sono tutti alla rinfusa. Mi spiego: si pubblica Ford dicendo Ford è un grande scrittore; e anche Javier Marìas è un grande scrittore; e anche ... Giulio Mozzi è un grande scrittore (ride). Tutti trattati allo stesso modo. Nelle pagine culturali dei giornali non si distingue tra ciò che è intrattenimento e ciò che è letteratura. Se io apro le pagine Cultura e Spettacoli del "Corriere", mi aspetto di trovare i libri di Crichton negli Spettacoli e non nella Cultura. E invece sono nella Cultura. Così come trovi il film di Olmi negli Spettacoli e invece io lo metterei nella Cultura.

Un nuovo marchio editoriale, una nuova collana, nuove le energie che stanno investendo in questo progetto (lo staff della Sironi viaggia sulla trentina), ma vecchia esperienza. Sì, perché la Sironi Editore nasce in realtà da una costola della casa editrice Alpha Test, attiva dal 1993 nel campo della manualistica scolastica e tecnico-professionale. Com'è avvenuta questa virata sulla narrativa?
Sironi: "Io e Massimiliano Bianchini abbiamo iniziato quando eravamo ancora studenti universitari. Cominciavano a diffondersi in Italia i test d'ingresso all'Università e noi offrivamo corsi di preparazione ai test. Quelle che inizialmente erano delle dispense sono diventate dei libri. Così nel 1993 abbiamo fatto un primo libro, come autori in realtà, pubblicato da Hoepli, che serviva proprio per prepararsi a questi test. L'anno successivo ci siamo resi autonomi, cioè editori veramente, sviluppando questo tipo di pubblicazioni. Poi abbiamo ampliato abbastanza rapidamente il catalogo, non solo in ambito scolastico, ma anche professionale, con manuali per la preparazione ai concorsi. Già negli ultimi anni ci sono stati segnali di sviluppo lungo nuove direzioni: una collana di diritto, una di metereologia, una legata alla navigazione su Internet. Certo il colpo di scena è avvenuto con questa virata forte..." (e passa la palla a Massimiliano Bianchini).

Bianchini: "...la virata è nata da un'idea di un'altra persona interna, Gianluca Barbera. In corridoio, in un momento di break, mi ha buttato lì l'idea di fare una collana di libri in un ambito completamente diverso, nell'ambito della narrativa italiana. Io devo aver avuto un'aria un po' perplessa. Comunque gli dissi di pensaci bene e farmi una proposta concreta. Due ore dopo è riapparso dicendo che aveva fissato un incontro per la settimana seguente con uno scrittore padovano, Giulio Mozzi, che conosceva perché era abbonato alla sua rivista on line. Con Giulio ci siamo incontrati e piaciuti fin da subito, ottimo affiatamento, e abbiamo dato vita ad un gruppo di lavoro composto da una decina di persone".

Sironi riprende la parola: "Posto che questa collana era completamente diversa dal catalogo Alpha Test abbiamo pensato ci volesse un altro nome. È piaciuto il nome mio e di mio fratello..."

... ma gliela ruba subito Mozzi: "abbiamo fatto un po' di ping-pong per il nome: chi proponeva "Nuova Esedra", chi "Antica stamperia milanese"... ma alla fine ci siamo chiesti: ma le case editrici come si chiamano? Laterza, Bompiani, Mondadori, Einuadi... si chiamano tutte con un cognome. E allora vivaddio diamogli anche noi questo nome. Un cognome risponde all'esigenza di essere un marchio e basta. Se noi adesso ci inventiamo un nome o un aggettivo che abbia un significato specifico poi ne paghiamo le conseguenze per sempre. Non potremmo più cambiare opinione sul mondo. E poi così... Renato si gioca il nome di famiglia su quest'impresa!

Che pubblico vi immaginate?
Sironi: "Il più ampio possibile, naturalmente."
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Testo riprodotto unicamente a scopo informativo.

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