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Alla ricerca di Atlantide tra alieni sapientissimi e cinesi a stelle e strisce
Alessandro Mezzena Lona, Il Piccolo, 20.08.2012
L'americano Ronald H. Fritze racconta nel suo libro "Falsi miti" come nascono certe strampalate idee in cui la gente è disposta a credere.

A raccontarle così fanno morire dal ridere. C'è chi sostiene che l'America sia stata scoperta nel 1421 da un ammiraglio cinese. Chi è convinto che, quando l'uomo abitava ancora nelle caverne, astronavi piene di extraterrestri siano arrivate sulla Terra per insegnare ai nostri antenati a costruire meraviglie come le Piramidi e la Sfinge. E chi, ancora, va cercando Atlantide disperatamente e sostiene che si sia inabissata nelle acque del Mar Baltico. Proprio davanti alla Svezia. Certo, a raccontarle così sembrano teorie surreali. A cui nessuno potrebbe mai credere. E invece queste perle di storia alternativa, o pseudo-storia, hanno riempito libri venduti in giro per
il mondo come autentici bestseller. Hanno innescato veri e propri atteggiamenti fideistici, tanto da far sorgere sette e gruppi spirituali che prendono per buone idee a dir poco discutibili. Hanno scatenato polemiche furiose tra fior di specialisti, docenti universitari, scienziati e ricercatori anche di grido.

Spesso, gli pseudo storici finiscono per considerare certi miti, certe opere letterarie o qualche sublime volo della fantasia, come prove indiscutibili. Come preziose testimonianze di un passato occultato, censurato da chi continua a propinarci solo la verità ufficiale. Il caso più clamoroso è, senza dubbio, quello di Atlantide. Ma non è l'unico. Anzi, Ronald H. Fritze, professore di Storia all'Università di Athens, Alabama, ha voluto mettere in fila alcuni di questi Falsi miti sulla storia dell'umanità nel suo libro dal titolo omonimo che arriva in Italia nella traduzione di Laura Lencini pubblicato da Sironi Editore (pagg. 344, euro 19).

Il mito di Atlantide prende forma da una fonte autorevole. Perché è il grande filosofo Platone che ne parla in due delle sue opere, "Timeo" e "Crizia". Raccontando che nell'Età del Bronzo esisteva un impero di proporzioni gigantesche (molto più grande, per intenderci, della Persia di Alessandro il grande e di Roma), che aveva una poderosa isola come motore della sua civiltà. Un luogo fertilissimo, con miniere che producevano ogni sorta di minerale, enormi città, eserciti di terra e di mare dalle proporzioni inimmaginabili, i cui regnanti erano dotati di poteri soprannaturali perché avevano origini divine. Ma quando il potere di Atlantide virò verso la depravazione, Zeus chiamò a raccolti gli altri dèi per decidere che cosa fare degli arroganti abitanti di quel mondo. Alla fine, si decise di distruggere l'isola, inabissandola per sempre nel mare profondo con tutti i suoi segreti. Un'allegoria? Una rielaborazione della catastrofe che cancellò, dopo una spaventosa eruzione vulcanica, l'isola di Thera, che si trovava vicina all'attuale Santorini? Troppo semplice. Se per secoli ci si è chiesti a che cosa Platone alludesse realmente quando parlava di Atlantide, sul finire dell'800 Ignatius Donnelly, un uomo d'affari piuttosto incapace di fare bene i propri affari se non ricorrendo a mezzucci, disse di avere trovato la risposta. Trasformando l'allegoria di Platone in una storia perfettamente plausibile. Tanto da ipotizzare che l'isola perduta la si potesse trovare nell'Oceano Atlantico, proprio di fronte alle bocche del Mediterraneo. A quelle che, nell'antichità, si chiamavano Colonne d'Ercole. Peccato che nessuna ricerca abbia dato ragione alle sue teorie. La pseudostoria di Donnelly, in ogni caso, ha avuto il merito di scatenare una ridda di rivelazioni su Atlantide. Una più strampalata dell'altra. Portando sulle tracce dell'isola leggendaria personaggi come la discutibile fondatrice della Teosofia, Helena Petrovna Blavatsky, o il medium americano Edward Cayce. Tutti e due convinti, insieme a quel mondo antico, fosse in parte scomparsa anche una conoscenza arcana di altissimo profilo. Più tardi sarebbe venuta alla ribalta Jz Knight, la sensitiva nata nel New Mexico apprezzatissima dall'attrice Shirley MacLaine, convinta di essere in contatto con una sorta di spirito guida: Ramtha di Atlantide. E tutto questo interrogarsi su immaginari mondi scomparsi, come Lemuria e Mu, non poteva passare inosservato agli occhi di quel colosso del mercato cinematografico che è la Walt Disney Picture Company. Che nel 2001 ha sfornato un cartone animato ad hoc, intitolato "Atlantis: l'impero perduto".

Leggendo il libro di Fritze non si sa se ridere o piangere. Ci sono pseudostorici che prendono come fonte attendibile i racconti del grande visionario di Providence, Howard Phillips Lovecraft. Soprattutto quando parla dei Grandi Antichi, ocure divinità rimaste imprigionate in un passato scomparso nel profondo degli oceani. Ma c'è anche chi ha cercato di giustificare il razzismo e la supremazia della razza bianca, concetti tanto cari al movimento Christian Identity e al Ku Klux Klan, rispolverando il mito delle Dieci tribù perdute di Israele. Una leggenda in cui gli ebrei "buoni" lasciarono il posto a quelli "cattivi". Gli stessi, per intendersi, dipinti in un altro clamoroso falso libello: "I protocolli del savi di Sion". Che qualcuno, nonostante tutto, si ostina ancora a considerare credibile. Nel mondo delle bufale regalate al mondo da pseudostorici di gran successo, come Immanuel Velikovsky, Charles H. Hapgood, Erich von Ddniken, Zacharia Sirchin, Graham Hancock e tanti altri, trovano cittadinanza la teoria dello spostamento della crosta terrestre, l'arrivo di antichi astronauti che avrebbero regalato agli uomini preistorici conoscenze fondamentali, la scoperta dell'America da parte dei cinesi ben prima che Colombo si sognasse di salpare con le tre caravelle. La falsificazione del Verbo islamico a uso dei neri d'America con la creazione di Nation of Islam, una sorta di risposta controrazzista nei confronti dei bianchi. Che per un periodo coinvolse anche Malcolm X in un credo astruso. In cui compare pure un salvifico Aereo Madre, collegato alla ruota volante biblica del profeta Ezechiele, pronto a raccogliere i veri fedeli e portarli verso la terra promessa. Storie da far venire il mal di testa. Che, però, trovano legioni di entusiasti creduloni tra chi non si fida di una scienza contradditoria, di studi storici troppo lacunosi. Di una verità universalmente accettata che, a guardarla bene, appare debole. E lascia spazio a personaggi come Martin Bemal pronti a sfornare la loro controstoria. Per esempio quella diAtena nera, che riscrive le nostre certezze sul mondo antico. Sostenendo che i greci sarebbero stati solo piccoli allievi di civiltà ben più avanzate. Quelle dei popoli africani, cancellati dalla Storia dai bianchi razzisti.

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