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Avoledo, le meravigliose avventure d'un bancario
Diego Gabutti, IlNuovo.it, 28.02.2003
IlNuovo.it
L'elenco telefonico di Atlantide è il romanzo d'esordio dell'autore friulano, che di giorno fa il consulente e la notte divora libri. E coltiva amicizie con grandi scrittori di mezzo mondo.
TORINO - Dopo l’esordio nel thriller di Giorgio Faletti, che con Io uccido ha scalato in fretta le classifiche librarie conquistando il cuore e il portafoglio di centinaia di migliaia di lettori, un altro caso letterario è alle viste, quello di Tullio Avoledo, classe 1957, da Pordenone, che con L’elenco telefonico d’Atlantide piazza in libreria uno straordinario romanzo di fantascienza, forse il migliore finora scritto da un autore italiano.
Avoledo, che come tutti gli scrittori di sangue puro, dev’essere prima di tutto un lettore onnivoro, fa l’occhiolino nel suo romanzo al complotto templare del Pendolo di Foucault, il grande divertissement d’Umberto Eco, come pure al complotto gnostico di A che punto è la notte, il libro di culto firmato da Fruttero e Lucentini. Ci sono ammiccamenti anche alle ucronie paranoiche di Philip K. Dick, per esempio alla Svastica sul sole, dove l’Asse vince la seconda guerra mondiale e per le democrazie sono dolori, come pure a storie meno note, tipo Caccia alta di Saban, altra ucronia con vittoria nazista nella seconda guerra mondiale a pie' di lista. Ci sono rimandi ai fumetti di Martin Mystère e alle opere di grande narrativa involontaria scritte dai maestri di best-seller misteriosofici.
C’è Platone e ci sono gli eretici. C’è insomma traccia in ogni pagina dell’Elenco telefonico d’Atlantide di tutte le infinite pagine che Tullio Avoledo ha sfogliato e seminato d’orecchie nel corso d’una vita dedicata al più nobile dei propositi: l’autoeducazione, rettamente intesa come divertimento puro, senza imbarazzanti retropensieri culturali. Dicono del resto che anche lui, Tullio Avoledo, collezioni autografi di scrittori famosi, come il protagonista dell’Elenco telefonico d’Atlantide, che a sua volta è un lettore fanatico e militante. Speriamo che, a differenza del suo eroe, non finisca anche lui nell’Elenco telefonico d’Atlantide, un finale di cui non anticipo niente, ma mordendomi la lingua.
Fantascienza, del resto, fino a un certo punto e più che altro per intenderci, ché L’elenco telefonico d’Atlantide è a suo modo anche un horror, e forse pure un fantasy, come certi romanzi di Tim Powers, per esempio Le porte d’Anubis e L’ultima chiamata, che da noi non sono stati mai abbastanza apprezzati e di cui, con l’occasione, parleremo più diffusamente un’altra volta. Come Avoledo, che si guadagna da vivere facendo da consulente legale a una banca, anche il protagonista del suo romanzo è consulente legale d’una banca, solo che il consulente legale del romanzo va incontro a una grande avventura quando la sua banca viene acquisita da una multinazionale legata agl’interessi d’un gruppo d’esoteristi rabbiosi, i quali vanno cercando l’Arca perduta, come i nazisti nel primo film d’Indiana Jones.
Dubito che a Tullio Avoledo sia mai accaduto nulla d’altrettanto grandioso. Seguono excursus nella matematica cabalistica degli universi paralleli e nella mitologia degli antichi egizi. Salta fuori un condominio nelle cui cantine scorrono acque miracolose. Nelle stesse cantine, per buon peso, sono conservate anche gambe imbalsamate, miracolosissime pure loro. Alla fine del romanzo, quando con un numero d’altissima acrobazia vengono tirati e portati a scioglimento tutti i fili dell’Elenco telefonico d’Atlantide, la sintesi tra la fantascienza, l’horror eccetera risulta perfetta e convincente.
Di più a un romanzo non si può onestamente chiedere. Tutto fila? Ci siamo divertiti? Si faccia festa. Stappiamo una bottiglia. Ma Tullio Avoledo, oltre che bravo a costruire le sue trame, è anche bravissimo a metterle nero su bianco. Ironica e divertita, però mai compiaciuta, la sua è una scrittura colloquiale, realistica e visiva, da script cinematografico. Anche per questo L’elenco telefonico d’Atlantide si legge d’un fiato, tutte le 500 pagine e fischia, senza mai sbadigliare o invocare una pausa
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