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Anatomia della risata
Giovanni Sabato, Mente e cervello, 01.01.2012
«Senza il senso dell'umorismo mi sarei suicidato da tempo», affermava Gandhi. L'apprezzamento del grande statista indiano, o del comitato che ha dato il Nobel a Dario Fo, non rispecchiano però il pensiero dominante. Da Platone al Settecento, l'umorismo è stato spiegato come mero atteggiamento di superiorità, un`emozione antisociale. Kant e altri vi hanno visto la risposta a una violazione delle aspettative, dunque un fenomeno irrazionale. Morreal dissente. Fin dall'adolescenza non ha mai mandato giù la sottovalutazione dell'umorismo. Oggi insegna al College of William and Mary di Williamsburg, in Virginia, e di lavoro per rivalutarlo ne ha fatto tanto: dalle pubblicazioni scientifiche e divulgative ai seminari per team medici e aziende. Quest'ultimo testo è rivolto al grande pubblico, ma anche a studenti e colleghi; pur con il suo tono scorrevole e piacevole, poggia su una bibliografia di oltre 400 lavori scientifici, filosofici e letterari.
L'idea portante è che lo slittamento cognitivo che sta al cuore dell'umorismo non determina un'emozione, ma è il suo opposto, una forma di gioco: al contrario di rabbia o paura, la risata non ci spinge ad agire, ci rende incapaci. La spiegazione dev'essere interdisciplinare, ma anzitutto evoluzionistica. Come molti primatologi, Morreal vede la risata e i suoi equivalenti scimmieschi come un segnale che quanto sta accadendo va interpretato come un divertimento, non secondo i consueti canoni pratici o estetici. Perciò tra l'altro - esplorando etica, estetica e filosofia - trova fuorviante scandalizzarsi per battute sessiste o razziste come se queste equivalessero a dire «le donne sono stupide». I motivi per condannarle ci sono, ma vanno cercati altrove, comprendendo come cambia il significato del linguaggio e delle azioni in un contesto giocoso. Nella stessa ottica vanno visti risvolti familiari dell'umorismo, per esempio come promuova il pensiero critico o agisca da lubrificante sociale. L'umorismo, infine, è una forma misconosciuta di saggezza. È saggio, per esempio, riconoscere «quali limiti sono inevitabili
e come accettarli». Come Oscar Wilde, che sull`orlo dell`evento ineluttabile per eccellenza, la sua morte, sbotta: «Questa carta da parati è atroce: uno di noi due se ne deve andare».
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