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Perché l'umorismo è superiore al tragico
Piero Bianucci, La Stampa, 21.11.2011
 

Quando era ancora studente John Morreall si imbatté in una domanda di Aristotele: perché
non possiamo farci il solletico da soli? Fu l`inizio del suo interesse per quello strano fenomeno che ed riso: fisiologicamente un sobbalzo del diaframma che espelle aria dai polmoni, accompagnato dalla contrazione di dodici muscoli del volto. Oggi Morreall insegna in un College della Virginia (Usa), ed è noto per aver fondatola International Society for Humor Studies.

Filosofia dell`umorismo è il suo ultimo libro (Sironi, 264 pagine, 18 euro). Il solletico è un buon punto di partenza. Esiste l`autoerotismo, non l`autosolletico. L`umorismo ha prima di tutto un carattere sociale. Si può ridere tra sé e sé, ma non fare battute da soli. L`altra caratteristica dell`umorismo è l`improvviso slittamento cognitivo: una vicenda si snoda in una certa direzione
prevedibile; abbiamo un effetto umoristico quando di colpo la situazione si ribalta, costringendoci a rovesciare il punto di vista interpretativo. Questa è la teoria di Victor Raskin che Morreall fa propria, analizzando poi la storia filosofica, etica ed estetica dell`umorismo, un genere ingiustamente considerato inferiore al tragico. Errore: l`umorismo presuppone un distacco, una gratuità e un pensiero divergente che lo rendono superiore, ammesso che tali graduatorie abbiano senso.

Spiazzamento cognitivo e libertà sono le stigmate del buon umorismo. Possiamo riconoscerle in una barzelletta come questa: Capoufficio: «Signorina, perché è arrivata in ritardo?». «Perché un uomo mi seguiva! Ma camminava così lentamente...». Morreall, però, nelle barzellette vede
un umorismo imbalsamato. Quello vero affiora spontaneo nella socialità quotidiana. E infatti la, nipote di Mubarak ci ha divertiti più delle storielle che l`ex presidente dei Consiglio amava raccontare. La barzelletta che abbiamo riportato, tuttavia, con il suo sapore maschilista ci fa capire che, proprio in quanto libero, l`umorismo può diventare politicamente scorretto. Non è un caso che fin dall`antichità chi detiene il potere abbia guardato con insofferenza `e magari con disprezzo ai «comici», fino a invocare la censura e a farli seppellire in terra sconsacrata. L`essere politicamente scorretto, peraltro, non esclude, anzi implica l`equidistanza dell`umorismo. Lo sa
bene il professor Monti, prontamente trasformato da Crozza in un robot.

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