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MACCHINE E UMANITA' SCHIAVI TECNOLOGICI?
Domenico Iozzo, Calabria ora, 02.12.2009

CATANZARO Le tecnologie estetiche, biomediche e digitali sembrano trasfigurare il corpo come mai in altre epoche: cos`è dunque diventata la carne oggi? Di quali emozioni, passioni è capace, quali diritti può ancora esercitare? Ma poi, si può ancora parlare di "umano"? Ha ancora senso distinguere tra naturale e artificiale?

A questi e altri interrogativi rispondono il giornalista Gianluca Nicoletti e il filosofo Stefano
Moriggi nel loro ultimo libro "Perché la tecnologia ci rende umani", edito da Sironi, presentato ieri pomeriggio nella sala convegni dell`Itis "Scalfaro" di Catanzaro. "La carne nelle sue riscritture sintetiche e digitali" è il sottotitolo del volume che si occupa del rapporto del corpo con la scienza e la tecnologia. Dopo l`introduzione di Antonio Giglio del Circolo Placanica e l`intervento di Wanda Ferro, presidente della Provincia di Catanzaro, l`apertura spetta a Gianluca Nicoletti - in collegamento web - giornalista di "La Stampa" che da una quindicina
di anni sperimenta di persona le evoluzioni delle protesi emozionali e le conseguenti mutazioni nelle relazioni tra persone parlando alla radio quotidianamente prima alla Rai con "Golem", ora a Radio24 con "Melog 2.0".

«Le iriacchiue da lavoro ci rendono schiavi ma anche vivi, perché ora posso dialogare con voi nonostante la distanza fisica - ha detto al pubblico in videoconferenza -. Non per questo perdiamo la nostra dignità. Infatti la macchina rappresenta una periferica delle nostre capacità
emozionali. Le protesi artificiali fungono da potenziatori delle relazioni umane e da acceleratori di seduzione. Tutto quello che l`uomo desidera si nasconde nella possibilità di creare mondi paralleli rispetto alla realtà».

E` proprio nelle pieghe della tecnologia che gli autori del libro trovano la chiave per riabilitare la dimensione "carnale". Umani resteremo sempre, ed è la tecnologia la prospettiva in cui leggere la nostra stessa evoluzione: «Siamo convinti che le tecnologie siano le più attuali e significative
forme d`arte del nostro tempo e i laboratori scientifici le nuove botteghe da cui prenderà
forma e vita lo stile di un`epoca, oltre che lo stesso concetto di umano», sostengono nel libro Moriggi e Nicoletti. Una dimensione umana che a volte approda al postumano, come nel caso dell`atleta Oscar Pistorious, la cui menomazione si è trasformata in un`opportunità di riscrittura
della tecnologia sul corpo umano attraverso forme e materiali del tutto nuovi.

Stefano Moriggi - filosoto della scienza (notevole il suo interesse sulle teorie e i modelli della razionalità con particolare attenzione al pragmatismo americano), già docente nelle Università
di Brescia, Parma, Milano, e presso la European School of Molecular Medicine (Semm), e membro dell`International School for the Promotion of Science e del Centro de Estudos
do Pragmatismo (Pucsp, Brazil) - si inserisce nel dibattito citando Platone: « La scrittura
alfabetica è il più potente strumento che ha rivoluzionato la grammatica del pensiero.
Molti non si sono accorti che le tecnologie non sono corredi esterni con cui interagire, in quanto capaci di ridefinire il nostro modo di essere e di abitare il mondo». Dalle protesi il percorso concettuale approda alla riscoperta delle "reliquie": «La macchina sta riscrivendo la carne umana. Noi stessi siamo reliquie di un`epoca che con le tecnologie sta riformulando sui nostri corpi i suoi significati - conclude Moriggi -. Noi potremmo definirci come le continue reincarnazioni delle nostre invenzioni: ecco perché la tecnologia ci rende umani».

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