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Escort e intrighi d'alto bordo. L'indagine "nera" di Micuzzi
Mario Chiodetti, la Provincia di Varese, 09.12.2009
Il commissario nato dalla penna del giornalista-scrittore di Cittiglio si muove in una Milano misteriosa e bagnata da una "Pioggia battente".

A Milano la nebbia è sparita, ma in compenso piove che Dio la manda sulle inchieste di Sandro Micuzzi, commissario fatto fuori in questura e parcheggiato a compulsar scartoffie nell'ufficio di Città Studi. Una notte, in via della Majella, glil metton davanti il cadavere di un ex attore alcolizzato di B movie, e Micuzzi, cane da tartufi, parte alla ricerca del colpevole in un tourbillon di intrighi d'alto bordo, escort di imbarazzante bellezza e avvocati pescecane con la nostalgia del paesello natio. «Pioggia battente» (Sironi editore, 17 euro) è il secondo romanzo di Massimo Cassani da Cittiglio, 43 anni, giornalista che si occupa di periodici nel Gruppo 24 Ore, e la storia di un uomo normale, come il commissario, convince e rallegra il lettore, per la qualità della scrittura e la dinamicità della trama, che tocca collusioni tra politica e affari (sporchi), truffatrici in reggicalze e guepière, e colleghi più o meno simpatici che però ti salvano la vita. E una ex moglie ossessionata dal figlio che non c'è tanto da acquistarne uno come si farebbe con un animale raro.

Cassani si diverte e si vede, a raccontare tipi e tipe, a solleticare Micuzzi con i corpi e i volti perfetti delle due superfemmine, la bionda Mariolina e la bruna Sofia, a dargli un sostegno, morale e fisico piazzandogli alle spalle l'agente Rosaria Della Vedova, un moloch in sembianze femminili dal cervello simile a un computer.

Sullo sfondo una Milano a volte anonima, a volte calda e intima, una città dalle molte anime e dagli scarsi sentimenti.

Dopo Giorgio Scerbanenco e Renato Olivieri, la Milano noir oggi è raccontata da te, Colaprico e Zamberletti, oltre che da Biondillo, più periferico. Qual è la "cifra" della tua Milano, rispetto alle altre?

Credo sia la Milano senza nebbia, come si dice in Sottotraccia, il primo episodio delle inchieste del commissario Micuzzi. Fino agli anni Settanta la nebbia sembrava addirittura una sorta di collante sociale, oltre a un fenomeno meteorologico. Un collante dissolto con l'incedere dell'individualismo targato anni Ottanta. La scomparsa della nebbia ricorda la scomparsa delle lucciole, come scriveva Pier Paolo Pasolini in uno dei suoi Scritti corsari per raccontare l'affermarsi della società industriale. Milano fatica a ritrovare la spinta propulsiva del sogno, dell'idealità che ha caratterizzato il suo sviluppo: il sostegno della crescita economica, il sogno della giustizia sociale, il sogno del primato della cultura che aveva come epicentro l'esperienza del Piccolo Teatro, tanto per fare un esempio. I grattacieli di oggi non riescono a far sognare gli abitanti di Milano, sembrano addirittura un corpo estraneo rispetto al corpus della città. Ecco: penso che la "mia" Milano sia la città del disincatno.

Nei tuoi romanzi colpiscono la scrittura raffinata e l'ironia sottile: quest'ultima fa parte di te?

Difficile essere in un modo e inventarsi qualcos'altro, quando ci si mette a scrivere. Semmai è difficile far emergere ciò che si sente attraverso la parola scritta. In questo però aiutano i personaggi, la loro personalità, il loro profilo psicologico. A volte mi sembra addirittura che la malcelata ironia di un personaggio come Rosaria Della Vedova sgorghi così, quasi senza volerlo,  come se non fossi io a scrivere, ma lei a parlare.

Come costruisci una storia?

In genere parto da un concetto. La Milano senza nebbia era l'idea di fondo di Sottotraccia. Il rispetto delle regole voleva essere il filo conduttore di Pioggia battente. Poi cerco di "vestire" questi concetti con una trama, magari traendo spunto dalla cronaca, spesso quella marginale, quella che si legge nei trafiletti di poche righe. La truffa ai danni della Ue presente in Pioggia battente l'ho trovata proprio così. Poi ho cercato di immaginare quali storie sotterranee, quali frustrazioni poteressero star dietro a un episodio, per certi versia banale, come questo. Ho cercato di immaginarmi uno scenario privato all'interno di un fatto di rilevanza pubblica. Ricordi il cuoco di Napoleone?

I tuoi personaggi sono molto reali, ciò è dovuto al tuo lavoro di giornalista abituato anche ai fatti di cronaca?

Non sapre, anche perché il cronista in senso stretto l'ho fatto per pochi anni. Qualcuno mi ha fatto notare che certi personaggi sono quasi tridimensionali e la cosa stupisce anche me. A volte mi sembra naturale che siano così, che abbiano un determinato carattere e non un altro. Vengono fuori e si sistemano al loro posto. Chissà come...

Quando trovi il tempo per scrivere? Hai orari preferiti?

Nelle letture faccio pasticci. Ultimamente ho letto 2666 di Roberto Bolano, Follie di Brooklin di Paul Auster, Aspetta primavera Bandini di John Fante e 54 di Wu Ming. Come vedi non seguo un filo. O forse un filo c'è, ma vai a capirlo. Fra gli autori noir mi piacciono molto Izzo, Manchette, Malet, Vargas, Lrakeski. Fra gli italiani Giuseppe Genna, per il suo spessore.

In Pioggia battente compaiono riferimenti al varesotto, paesi veri e finti (Lambiate Sant'Elsa sembra Brinzio): sei ancora legato al tuo luogo d'origine?

È vero, Lambiate Sant'Elsa può sembrare Brinzio. Però anche un po' Dumenza, dove c'è la chiesa con il drago. E magari anche Cittiglio perché ci arriva il treno. Più che un non-luogo, è un luogo della mente, in cui passeggiare per qualche pagina. A Cittiglio sono molto legato, sì. Forse più oggi di quando ci abitavo. Credo sia normale, è la trappola della nostalgia che scava la pietra come la goccia...

Ambienteresti un Micuzzi da queste parti?

Mi piacerebbe. Cioè, mi piacerebbe saperlo fare, ma temo di non avere il distacco sufficiente per scrivere storie ambientate nei luoghi in cui sono cresciuto. Intanto mi accontento di far fare una capatina a Micuzzi sulle Prealpi nel finale di Pioggia battente, anche se poi a Milano tornerà con il primo treno, magari addormentandosi con la testa a rosolare contro il finestrino...

Nel libro ci sono molte figure femminili, diversissime tra loro, e tutte ben tratteggiate. Segno che le donne ormai offrono una maggior varietà tipologica rispetto agli uomini? O forse maggior originalità?

O forse ancora, un maggiore imprevedibilità. Sposo quest'ultima tesi. E sono certo che Micuzzi mi darebbe ragione.

Hai già il terzo colpo in canna?

No, in canna no. Un po' in testa. Mi piacerebbe lavorare sul tema della memoria. Memoria individuale e memoria collettiva. Vediamo. Tanto poi se le cose devono succedere, succedono. Se no, pazienza.

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