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Don Luisito va in fabbrica
Fulvio Panzeri, Famiglia Cristiana, 18.05.2008
La sfida dela gratuità nei diari di un uomo “radicale”

Alla fine degli anni Sessanta, nel clima della contestazione, si apriva una stagione nuova anche nella Chiesa Italiana, quella dei preti operai, ognuno motivato da utopie e speranze diverse. Per capire il senso di quegli anni e la scelta di “vivere la fabbrica”, ma soprattutto  di costruire al suo interno nuovi rapporti e una condizione diversa per vivere il Vangelo, arrivano ora i “diari” di un grande scrittore  cristiano qual è Don Luisito Bianchi.
Si tratta  di un volume ponderoso, 900 pagine di scrittura  sempre tesissima, intitolato I miei amici (Sironi). Una sorta di “giornale” intimo e pubblico al contempo, tenuto  quotidianamente  dal 1968 al 1970, da quando l’autore inizia i turni nel reparto della Montecatini, a Spinetta Marengo, fino alla conclusione di questa esperienza, se vogliamo anche “vocazione”, in quanto mette in rilievo la possibilità di attuare concretamente le pagine del Vangelo, nella loro radicalità. Questi “diari” scritti a mano sono restati nei cassetti di Don Luisito Bianchi: erano cinque grosse agende «riempite, in fretta e senza pentimenti di scrittura, tra un turno e l’altro», che sono state trascritte  da Pier Carlo Rizzi. Ne è uscito un “involontario” e stringente romanzo teologico, in cui Don Luisito si interroga sulle proprie scelte,  e in particolare con il suo vescovo, con la sua necessità di rimanere fedele al suo ministero.


È proprio il tema della gratuità che spinge il nostro prete a fare questa scelta, tanto che Don Luisito si chiede; «Dobbiamo gettarci  nella lotta per una Chiesa fedele all’Evangelo o fedele alla classe operaia?». La sua risposta è precisa e privilegia quel valore su cui ha fondato la sua dimensione di uomo, scegliendo di andare in fabbrica per onestà di fronte alla sua coscienza e per avere una retribuzione per il suo sostentamento. Un libro, questo, che trova un senso e una dimensione precisa nel rapporto con gli altri operai,  con gli amici che hanno condiviso con lui quei giorni e ai quali il libro è dedicato, fin dal titolo.

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