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Tomatis: intrecci tra scienza e affari raccontati in quattro storie inedite
Alessandro Mezzena Lona, Il Piccolo, 11.03.2008
Sironi pubblica il suo libro «L'ombra dl dubbio» a sei mesi dalla morte.
Amava la letteratura almeno quanto la ricerca scientifica, Renzo Tomatis. E ogni volta che usciva un suo romanzo nuovo, ogni volta che qualcuno gli chiedeva come potessero convivere dentro di lui lo scrittore e lo scienziato, finiva per dire: "Mi sono servito, se così si può dire, della letteratura per esprimere quanto non si riesce a dire nel linguaggio scientifico e per trasmettere una convinzione con la forma di un racconto".
Diceva la verità, Renzo Tomatis. Come ben sa chi ha letto i suoi libri, dal Laboratorio alla Storia naturale del ricercatore, da La rielezione al Fuoriuscito. E questo "usare" la letteratura per dire in faccia alla scienza ciò che, troppo spesso viene taciuto caratterizza anche i suoi quattro racconti rimasti inediti. Che da giovedì arriveranno nelle librerie, pubblicati da Sironi Editore, sotto il titolo L'ombra del dubbio (pagg. 160, euro 13,50), a sei mesi dalla morte dello scienziato e medico di fama internazionale. Il volume è accompagnato da una prefazione e da una conversazione di Claudio Magris con Renzo Tomatis, e da un contributo di Paolo Vineis.

A lungo attivo nei principali centri di ricerca medica, per un decennio responsabile dell'Agenzia per la ricerca sul cancro dell'Organizzazione mondiale della sanità, oltre che direttore scientifico a Trieste del "Burlo Garofolo" tra il 1996 e il 1998, Tomatis era angosciato dalla certezza che la scienza fosse sempre più assediata da un utilitarismo aggressivo. Che le interferenze dell'industria finissero per asservire la ricerca agli interessi del mercato. Stritolandola in un abbraccio mortale. E non poteva non dare voce, ogni volta che scriveva un libro, al sospetto che dietro certe dichiarazioni pubbliche, contraddittorie, sconcertanti, di tanti scienziati famosi, ci fosse l'ombra della corruzioni. Della compromissione.

L'ombra del dubbio, il racconto che regala il titolo a questo libro di inediti, parte proprio da lì. Hueper, un ricercatore irreprensibile, finisce per entrare in rotta di collisione con gli interessi di alcune potenti "corporations" portando avanti studi che riguardano le cause dei tumori e di altre malattie croniche dell'apparato respiratorio. I suoi risultati sono in netto contrasto con quelli esibiti da certe industrie e svelano come proprio queste ultime, avvalendosi di ricercatori che collaborano apertamente, e più spesso surrettiziamente, con loro, propongano dati ambigui, contrastanti, svianti, per creare una gran confusione. E portare, così, in secondo piano, o addirittura soffocare, qualunque tipo di risultato che possa mettere in evidenza i danni alla salute provocati dal fumo, dall'amianto o da altre sostanze chimiche. Disinnescando, di fatto, la richiesta di adottare urgenti misure di precauzione.

Temuto e riverito, ma sotto sotto criticato e trattato come un vecchio fissato, Hueper si trova sempre più isolato. Snobbato dai colleghi più giovani e rampanti, emarginato prima in un edificio secondario, poi addirittura in una stanzetta in cui fa fatica a trovare posto per tutti i suoi libri, per le carte che contengono i dati delle ricerche. Quando arriva la morte, prende forma al parte pià inquietante del piano messo in atto per squalificarlo. Qualcuno inizia a sussurrare che, in fondo, lui stesso, nonostante la sua parola d'ordine fosse "costanza e coerenza", ha finito per subire pressioni da parte delle "corporations". Nel momento in cui, ad esempio, s'era occupato dei danni provocati dal tabacco, aveva preferito puntare l'attenzione sui lavoratori delle industrie di sigarette. Enfatizzando i rischi corsi da loro e minimizzando, invece, quelli a cui andavano incontro i fumatori stessi. O, ancora peggio, chi doveva subire l'aggressione del fumo passivo.

Poi, quando l'integrità del suo ricordo e della sua lezione comincia a sgretolarsi, cala il silenzio. Per lasciare posto, un po' di tempo dopo, a un'accusa ancora più infamante. Hueper, emigrato dalla Germania nazista, avrebbe in realtà scritto una lettera, dieci anni dopo il suo arrivo in America, al neoeletto ministro della Cultura del Terzo Reich per proporre un suo rientro in patria. E chiedendo il reinserimento nel sistema universitario tedesco. Quella missiva, in cui lo scienziato magnificava tutti i suoi meriti, si sussurra che terminasse con un convinto "Heil Hitler". Stabilire se quella bomba a orologeria sia vera o falsa non conta. Perché chi doveva distruggere la credibilità di un fiero assertore della scienza, ormai, ha ottenuto un clamoroso risultato.

"In una concezione a trecentosessanta gradi della cultura, Renzo non faceva una distinzione netta - scrive Paolo Vineis - tra scienza e umanesimo: per lui si trattava sempre di attività dell'uomo a servizio dell'uomo e pertanto una corretta interpretazione di Maupassant equivaleva a un buon esperimento scientifico, e una scorretta interpretazione era invece sintomo di malafede o ignoranza o superficialità, tratti che per Renzo andavano spesso insieme (quanto avesse ragione a preoccuparsi lo dimostrano le recenti evoluzioni nel nostro Paese)".

E se Tomatis si era "servito" della letteratura per smascherare le colpe della ricerca scientifica, è pur vero che alla scrittura donava tutta la sua sensibilità. E il coraggio di scavare nei labirinti dell'animo umano. Come nel racconto "Stano", dove un'amicizia profonda tra due ricercatori, capitati in America uno dall'Italia l'altro dalla Serbia, viene terremotata dal desiderio irrefrenabile di rivaleggiare proprio nel campo della scienza. Ma senza giocare a carte scoperte. Fingendo, semplicemente, di essersi trovati a invadere il campo altrui quasi per caso. O come in "Raimondo" , dove la fretta isterica che governa la nostra vita, e l'incapacità di ascoltare, tolgono al protagonista il piacere di scoprire il mondo segreto di un suo modesto, ma sorprendente, conoscente. O come, ancora, nella "Morte del lupo", dove l'assenza di sintonia tra due persone può spingersi fino alla morte.

Con una scrittura tagliente, nitida, precisa e una lucidità di racconto che sorprende, Tomatis racconta un mondo dove nessuno è innocente. Neanche chi muove i fili delle storie. Ma dove soltanto la coerenza può salvarci dalla falsità, dalla corruzione. Dai giochi sporchi.

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