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Le storie e le metamorfosi di un altro Mezzogiorno
Fabrizio Ottaviani, Il Giornale, 27.02.2003
Gardini disegna in “Così ti ricordi di me” l’immagine di un Sud non convenzionale
È ambientata negli anni '70, nel Sud d'Italia, la storia narrata da Nicola Gardini (Così ti ricordi me, Sironi 2OO3, pagg. 158, euro 11,50). Rosaria ha vissuto a lungo negli Stati Uniti ed ora, abbandonata dal marito americano, torna assieme al figlio Oreste a Ponte Nero, paese da cui, anni prima, era fuggita. Ponte Nero non è Itaca: dopo qualche giorno Rosaria parte di nuovo per ragioni di lavoro, affidando il figlio, senza nemmeno avvertirlo, alla sorella Lia. Oreste ha otto anni: pochi per schivare le tante malie che albergano nella famiglia in cui è cresciuta la madre. Le mura trasudano sordidezza, la casa si avvicina alla spelonca di una fattucchiera: “Attirati dal fuoco, scuri e rotondi, gli scarafaggi sbucano da tutte le parti e si raccolgono in una lunga fila al centro della stanza. Gli passano davanti ai piedi e si arrampicano lentamente sul camino e, uno dopo l'altro, entrano nelle fiamme, come se obbedissero a un comando”.
In quel periodo l'Italia aveva cominciato già da un po’ a scrollarsi di dosso l'odore di etnologia; accanto alla Madonna au pied de flic che schiaccia il serpente, a pochi metri dalla chiesa, i televisori diffondono nuove icone. Mina ruota i polsi, flette le articolazioni delle braccia: le sue canzoni parlano di amori ormai lontani da quelli che popolavano le miserie neorealiste. Oreste si identifica con lei, canta L'imporante è finire senza comprenderne nulla, magari al solo scopo di addormentare, come un piccolo Orfeo, dei cuccioli. Ossessionato dal femminino (sia esso rappresentato da Mina, da Biancaneve, o dalla madre), Si spinge fino al travestitismo: la vestaglia della cugina Meri è indossata e poi distrutta con le forbici, in un rito infantile che rischia di degenerare in metamorfosi. D'altra parte ogni bambino è, secondo Freud, un perverso polimorfo le cui metamorfosi (sia quelle sperimentate, sia quelle proiettate sugli altri) hanno vita breve: nuotando assieme al ragazzo di Meri, Oreste gli si abbandona fra le braccia vedendo in lui un surrogato della madre. Anche nella scena successiva, da cui si distaccherà la tragedia finale, compare un’inversione: Meri acquisisce un ruolo dominante, percussivo, in un gioco delle parti primitivo ed animale.
Al fondo del romanzo di Nicola Gardini c'è la messa in scena di un mistero meridiano e l'esibizione esemplare dei passaggi con cui esso è, più che risolto, scavalcato. Ammiriamo la bellezza maschile e quella femminile: eppure, quanto alla prima, ci precipitiamo in palestra per farne parte; quanto alla seconda, al contrario, vogliamo conquistarla restandone separati. Desideriamo essere un uomo, incarnare un ideale di virilità, e contemporaneamente avere una donna, anche se siamo affascinati da entrambe le cose. Nell'infanzia l'ammirazione riassume in sé tutt’e due i momenti; ma alla base della costruzione del genere sessuale c’è la scelta con cui distinguiamo i modelli dagli oggetti di conquista, disponendo le due serie sui versanti opposti della stessa montagna pulsionale (il significato originario di yin e yang, identificati di solito col maschile e il femminile, indicava in età arcaica i due lati di una collina, quello esposto al sole e quello in ombra).
Gardini possiede alcune delle virtù più feconde e, oggi, meno coltivate: la compostezza, l'ambizione concreta e non velleitaria temprata sulla modestia. Un nitore fiorentino occupa deciso la pagina, con leggerezza attraversata ma non interrotta dagli improvvisi e controllati drammi. Se si esclude la conclusione (quale demone obbliga i romanzieri a fare d'ogni finale un atterraggio di trapezisti, le braccia allargate a ricevere gli applausi?), Così ti ricordi di me è un libro cristallino e perfetto. Speriamo che, per una volta, la moneta buona scacci la cattiva; o almeno non si confonda con essa.
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