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Il gran film della scienza
Armando Massarenti, Il Sole 24 ore, 12.11.2006
Pensate che il cinema e i media distorcano sistematicamente la scienza? Che siano pervasi da storie alla Frankestein, di matematici bizzarri, di psicopatici e apprendisti stregoni cui sfuggono regolarmente di mano le conseguenze delle proprie ricerche, creando danni irreversibili per l'umanità? Può darsi che sia così. Ma provate a fare, a mo' di esperimento mentale, il ragionamento contrario. E se fossero invece gli scienziati a non capire niente di fiction e di media? In fondo si tratta di linguaggio così diversi che non ha molto senso pensare che debbano rispettare le stesse regole. È ciò che ha proposto Michael Crichton, ribaltando le accuse di coloro che gli rimproveravano di rappresentare gli scienziati in modi stereotipati. Lo stesso trattamento non viene forse riservato anche ad altre categorie professionali? Avvocati, poliziotti, politici, giornalisti fanno forse sempre una bella figura nei film e nelle serie televisive? Perché gli scienziati dovrebbero fare eccezione?
Matteo Merzagora, fisico e grande esperto di comunicazione della scienza, ha preso sul serio la provocazione di Crichton. Senza rinunciare a fare le pulci ai film che raccontano storie di scienza, e di segnalare eventuali pecche, semplificazioni o errori, ha voluto rendere omaggio a tutti quegli autori, registi, sceneggiatori che da più di un secolo nella scienza trovano ispirazione per la loro immaginazione. Ne è nato Scienza da vedere, un libro che – oltre a un ricco e stimolante saggio iniziale che ribalta lo stereotipo evocato sopra mostrando che in realtà si parla bene degli scienziati molto più spesso di quanto si creda – contiene una serie di schede rappresentative della migliore produzione cinematografica e televisiva, ognuna delle quali è un piccolo capolavoro di equilibrio e precisione. È un libro a metà tra lo studio sulla percezione popolare della scienza, al pari dell'ottimo Sulle orme di Frankenstein di Jon Turney, e il reference book per appassionati di cinema, che aiuta a ritrovare il principio di Heisenberg ne L'uomo che non c'era, lo spirito della teoria dei giochi in Beautiful mind, i fondamenti della probailità in Rosencrantz e Guildestern sono morti, il darwinismo nello Zoo di Venere, eccetera, eccetera, moltiplicato per più di duecento schede, istruttive e piacevolissime anche per la ponderazione con cui è espresso il giudizio estetico, spesso autonomo rispetto a quello scientifico.
Non poteva mancare il cartone animato più intelligente degli ultimi decenni, I Simpson, che non solo tratta continuamente temi scientifici, includendo tra i suoi personaggi Stephen Jay Gould o Stephen Hawking, ma li spinge persino sul terreno proprio di Merzagora. Lisa Simpson chiede al dotto Hibbert: «Ma c'è un modo per cambiarmi il Dna?» e il dottor Hibbert: «No, non risulta in nessuno dei film che ho visto. Temo che dovrai tenerti i tuoi geni, mia cara Lisa».
Ottimo criterio. Dunque se vi imbattete in un concetto scientifico o in una possibilità tecnologica che non trovate nel libro di Merzagora, considerate seriamente la possibilità che si tratti di una bufala.
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