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La Resistenza di Bianchi, memoria e cuore
Fulvio Panzeri, La Provincia, 01.06.2006
E' un vero caso letterario «la messa di un uomo disarmato», scritto da un sacerdote di 69 anni, che si presenta stasera a como rifiutato dagli editori, autoprodotto, l'affresco padano di 800 pagine, è tornato in libreria grazie a Sironi e al tam tam dei lettori
Nel mese di maggio il coordinamento comasco per la pace, in collaborazione con Sironi Editore, la libreria Voltiana, la libreria Colombre, ha presentato un'interessante iniziativa dal titolo Memoria e Gratuità, parole chiave per tutto ciò che ha scritto un grande prete lombardo, Luisito Bianchi, la cui tensione fa riferimento al «fare memoria del sangue gratuitamente versato».
L'occasione è quella della memoria della Liberazione e della Repubblica (quest'anno cade il sessantesimo anniversario), attraverso la presentazione di uno dei grandi romanzi della letteratura italiana degli ultimi quarant'anni, La messa dell'uomo disarmato, (pag. 860, euro 19) scritto da Luisito Bianchi, quasi ottant'anni, ora cappellano nel monastero benedettino di Viboldone, la splendida abbazia che sorge nella campagna milanese, 850 pagine di epico racconto, che hanno alle spalle una storia curiosa e complessa. Lo ha già presentato a Erba, alla libreria Colombre, lo scorso 11 maggio, mentre don Luisito sarà a Como, per presentarlo, oggi alle 21, nella sala noseda, di via Italia libera, 23.
Dice don Luisito: «Mi scriveva il 3 gennaio 1991, il mio vescovo, il milanese Enrico Assi che, giovanissimo prete, aveva conosciuto negli anni della Resistenza le prigioni fasciste e amava questo libro: "non ho più notizie di La messa dell'uomo disarmato. Non c'è un editore che estenda a tutta italia la gioia e la serenità contenuta nel libro? Sarebbe un dono salutare all'italia dei veleni"».
Questo libro era stato scritto negli anni settanta, rifiutato da molti editori e uscito in un'edizione autofinanziata da alcuni amici, tra il 1989 e il 1995. Molti sono stati i lettori, compreso il vescovo di don Luisito, di questo romanzo sulla resistenza, assai corposo, passato di mano in mano, al riparo dai clamori editoriali, creando una specie di "coro" di estimatori di quello che possiamo, senza ombra di dubbio, definire "un capolavoro" della nostra recente narrativa. Eppure non c'era editore che fosse disposto a scommettere su una storia così vera e così grande. Solo un piccolo e coraggioso editore come Sironi ha preso al volo questa sfida, facendolo diventare uno dei titoli di punta del suo catalogo. Racconta sempre don Luisito: «Nel 1975 mia mamma si era rotta il femore, aveva bisogno di assistenza. Mi sono licenziato dall'ospedale Galeazzi, dov'ero infermiere, e sono tornato da lei. lavoravo come traduttore, ma avevo molto tempo libero. E' stata quella l'occasione per riflettere sugli eventi che avevano dato senso alla mia vita. ho iniziato ad ascoltarmi, quindi a scrivere. più di mille pagine, con un titolo provvisorio: Una resistenza».
Così inizia l'avventura di un libro che ha spunti autobiografici solo nel senso di rileggere le esperienze interiori di quegli anni, come capita sempre nel modo di approcciarsi alla scrittura di don Luisito, mai un'autobiografia pura, ma una sorta di attraversamento autobiografico della propria anima. Dice infatti: «Sebbene mi riveda in molti dei personaggi narrati non si tratta di una vicenda autobiografica bensì di fatti vissuti interiormente: le mie radici di uomo affondano nella Resistenza. Quando sono diventato prete, mio padre non era molto contento ed mi ha detto: «Se proprio lo devi fare, fallo giusto». Per me quella frase è stata un monito per sempre».
Il percorso per arrivare alla pubblicazione è stato lungo e così ce lo racconta don Luisito: «L'ho fatto leggere a un amico che lavorava in una casa editrice. poi, ad altri amici ancora. Tutti dicevano che era bello ma troppo lungo e complesso. Chi lo voleva accorciare, chi smontare e rimontare. Io ho preferito tenerlo in un cassetto. Ci è rimasto fino al 1989. la prima edizione, autoprodotta, è uscita grazie all´associazione amici di Viboldone. Ne stamparono 1500 copie, vendute specialmente nel cremonese: il ricavato fu devoluto a favore degli indios del brasile. Ne ristamparono altre 1500 copie, e anche queste furono presto vendute. intanto, di mano in mano, di amicizia in amicizia, il romanzo aveva raggiunto lettori come il Cardinal Martini, Nilde Jotti, Sandro Pertini. Fino all'editore Sironi, che lo ha mandato in libreria». E' difficile raccontare la storia di un romanzo così complesso e articolato che mette in evidenza una resistenza intuita in un'ottica fortemente religiosa e cristiana. Molti sono i protagonisti di questa storia corale che si svolge nella bassa padana e attinge la sua materia narrativa al vero e all'esperienza della memoria, quella che si è depositata nell'anima di don Luisito Bianchi, che ha vissuto in prima persona quegli avvenimenti, anche senza averne sostenuto il sacrificio della vita. Così questo romanzo diventa un atto di carità e di memoria, un grande inno religioso per onorare i morti, coloro che hanno versato il loro sangue per la libertà.
La vicenda inizia nella primavera del 1940, quando Franco lascia il monastero benedettino in cui è novizio, per tornare alla cascina dei propri genitori, deciso a fare il contadino. Nel romanzo è lui la voce narrante che racconta la vita alla Campanella, questo è il nome della cascina, negli anni in cui l'italia entra in guerra. E il suo racconto lentamente si estende alle vicende dell'intero paese. Nel 1943, dopo l'8 settembre, avviene una svolta, con la scelta della Resistenza e il formarsi delle varie bande partigiane, con le storie di molti uomini che si chiamano Rondine o Lupo, Piero o Stalino, figure che emergono con grande potenza espressiva e forte spessore umano. E c'è il sostegno forte alle bande partigiane da parte del monastero benedettino che ha accolto Franco come novizio. Qui emergono le figure di don Benedetto con tutti i suoi dubbi, ma anche con un forte senso della solidarietà e della fraternità e quella dell'abate che rischia la vita per difendere i partigiani risaltano per una loro etica intensità.
Il tema della "gratuità" attraversa il romanzo. E' la forza di don Luisito: "All'inizio pensavo di intitolare il romanzo semplicemente grazie perché racchiude tutti gli insegnamenti e le esperienze che ho ricevuto nel corso della mia vita. Non sono conquiste mie ma un dono, quello del ricordo e della memoria della storia passata, che è giusto che passi ad altri".
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