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La doppia vita della ricerca
Davide Musso, Altreconomia, 01.02.2006
Immolati sull’altare del “dio denaro” per la fame insaziabile di beni sempre più inutili. Le prime vittime sono stati i lavoratori dell’industria, “sacrificati in nome dell’espansione dei consumi”, esposti a cancerogeni come l’amianto, il nichel, il cloruro di vinile utilizzati nei cicli produttivi. Sostanze di cui per anni si è finto di ignorare la pericolosità: “Usando tutti i possibili metodi di distrazione e di occultamento dei fatti” da parte delle aziende che li producevano (o li producono).
E, quel che è peggio, “con l’aiuto di una coorte di scienziati in parte prezzolati, ma in parte solo ottusamente consenzienti…”. L’accusa -dura e diretta, attualissima- è firmata da Renzo Tomatis, oncologo di fama internazionale che alla ricerca sui cancerogeni chimici e alla prevenzione primaria (quella che sottolinea l’importanza di eliminare le cause a monte dei tumori e non soltanto di curarne gli effetti) ha dedicato la vita.
E, adesso, un libro: Il fuoriuscito (Sironi editore) è il terzo romanzo della produzione letteraria di Tomatis ed è il racconto in presa diretta di un mondo, quello della ricerca, troppo spesso “colluso” con grandi aziende farmaceutiche, chimiche o agroalimentari: “Non so se si possa parlare di corruzione, non sempre -dice Tomatis ad Altreconomia-, ma di un diffuso lassismo morale, sì”.
Il fuoriuscito è la storia di un giovane medico costretto ad abbandonare l’Italia per gli Stati Uniti, dove inizierà la sua carriera come ricercatore, per proseguire in un prestigioso centro di ricerca in Francia. Ma il libro è anche la testimonianza di una continua ricerca di “giustizia” nel proprio mestiere, anche se questo significa pestare i piedi a potenti multinazionali. In controluce non è difficile riconoscere la storia dello stesso Tomatis che, laureatosi a Torino nel 1953, dopo un’esperienza come medico di un sanatorio e come assistente universitario, accetta l’offerta della Chicago Medical School, dove lavora per otto anni alla divisione di Oncologia nel team di Phillippe Shubik, per poi traferirsi all’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) di Lione, una struttura dell’Organizzazione mondiale della sanità che nel tempo arriverà a dirigere. Il romanzo è quindi in primo luogo il racconto di una fuga obbligata: “Non avevo nessuna voglia di andare in America -confessa Tomatis- ma in Italia non c’erano possibilità di fare ricerca e le porte dell’università erano sbarrate da un sistema ‘baronale’ di assegnazione delle cattedre”.
Da lì in poi continua a indagare sui prodotti chimici sospettati di provocare tumori, come il Ddt. È così che scopre, tra l’altro, che ricerche di questo tipo danno fastidio a chi produce quelle sostanze, e che troppo spesso gli stessi ricercatori hanno una “doppia vita”. Una situazione che nel romanzo viene riassunta dalla figura di Spencer, che dirige il laboratorio di Chicago e, allo stesso tempo, accetta consulenze presso alcune industrie di cosmetici e dell’agribusiness. Per personaggi chiave come Tomatis, le offerte delle corporation sono all’ordine del giorno:
“A Lione ero responsabile di un programma di valutazione dei rischi da cancerogeni chimici, quindi c’era chi tentava in tutti i modi di convincermi a cambiare strada”.
Tra i tentativi, uno in particolare, che Tomatis definisce “bizzarro”: “Mi avevano offerto un conto in Svizzera, del quale però avrei conosciuto il numero soltanto dopo essere andato in pensione: così non avrei dovuto mentire nel caso fossi stato interrogato in proposito”.
Ma certe industrie utilizzano anche altri metodi per minimizzare o nascondere l’evidenza di rischi legati a sostanze da loro prodotte. Per esempio, conferma Tomatis, “molto spesso sono le stesse corporation a commissionare ricerche e a sovvenzionare ricercatori”, pubblicando soltanto i risultati non compromettenti.
Tomatis non ha mai ceduto alle lusinghe: “Non ho un gran merito in questo -dice-, è semplicemente contrario alla mia natura”.

MEMORIE DI UN FUORIUSCITO “Sa qual è la mia più grande soddisfazione? Nella mia vita per fare carriera non mi ha mai aiutato nessuno”. Una vita che ha portato Lorenzo (Renzo) Tomatis, classe 1921, da Torino (dove si laurea in Medicina nel 1953) negli States come ricercatore alla Chicago Medical School. Nel 1967, rispondendo a un annuncio su una rivista di settore, viene assunto alla neonata Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) di Lione, dove resterà fino al 1993, ricoprendo anche la carica di direttore per gli ultimi dodici anni. Dopo quest’esperienza ha lavorato come direttore scientifico all’Istituto per la salute materna e infantile “Burlo Garofolo” di Trieste. Oggi è presidente dell’International Scientific Committee della Società internazionale dei medici per l’ambiente. Il fuoriuscito (Sironi editore, 208 pagine, 13,50 euro) è il suo terzo romanzo.
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