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Accidenti, questo è uno bravo
Il Domenicale, 01.02.2003
Vedi l’articolo di D’Orrico su Sette e pensi “ora lo stronco”, poi leggi che ti leggi t’accorgi che Avoledo ha la stoffa
Un condominio abitato da una strana fauna di personaggi, una spruzzata di esoterismo, inquietanti scenari futuri, coincidenze troppo curiose. Detti cosi, gli elementi della trama dell'ultimo "caso" letterario italiano, il romanzo di Tullio Avoledo L'elenco telefonico di Atlantide (Sironi, pp.528, 17 euro), sanno tanto di già letti. Eppure. Eh sì, eppure di assolutamente nuovi, accidenti. Quando abbiamo visto l'articolo di Antonio D'Orrico su Sette intitolato “Avete letto Faletti? Bene, ora leggete Avoledo”, abbiamo pensato: “Adesso basta, lo leggo e lo stronco”. Passi Faletti, che poteva essere una (piacevole) eccezione, ma non e' possibile trovare uno scrittore vero ogni settimana. Invece. Invece sì, accidenti. Certo, bisogna intendersi: non stiamo parlando di Thomas Mann o di Marcel Proust, e nemmeno di Carlo Emillo Gadda o di Tommaso Landolfi, tanto per fare nomi. Stiamo parlando di letteratura di evasione, di intrattemmento. E allora? Allora, in questa prospettiva, Tulilo Avoledo e' uno “bravo". Ha ragione D'Orrico? Torto di sicuro no. Dopo il "caso" Faletti forse ha deciso di "giocarci" un po’, di provocare per far andare in bestia qualche collega. Però. Però ci ha azzeccato, accidenti. Dice di aver saltato una notte per leggere Avoledo. Anche noi. Forse questo non basta per dire che L'elenco telefonico di Atlantide è un "grande" romanzo. Però è un libro che ti scorre tra le mani.

Tullio Avoledo è friulano, ha 45 anni, vive e lavora a Pordenone nell'ufficio legale di una banca, proprio come Giulio Rovedo, il protagonista del romanzo. Questo e' il suo primo libro, anche se ha detto di averne pronti altri due. Dimenticavamo: nel '98 decide di scrivere una lettera al suoi scrittori anglosassoni preferiti. Quasi tutti gli hanno risposto, e da allora ha accumulato una raccolta di lettere, autografi, disegni e cartoline (ma anche idee e suggerimenti di scrittura) di Arthur C. Clarke, John Le Carre', Kurt Vonnegut, John Irving, Saul Bellow, John Updike, David Foster Wallace, Robert Ludlum. Per farla breve: un giorno di due anni fa ha partecipato a un corso di scrittura creativa tenuto da Mauro Covacich, gli è venuta in mente una cosa che gli aveva scritto Arthur C. Clark a proposito di un inquietante progetto denominato Soul Catcher 2025 della British Telecom (la possibilità di impiantare nel cervello un microchip in grado di immagazzinare i nostri dati sensoriali, utilizzabili da altri dopo la morte) e si e' messo davanti al PC. Risultato: L'elenco telefonico di Atlantide.

Ora, raccontare la trama del romanzo sarebbe troppo complicato e dannoso per il lettore. Qualche critico d'antan direbbe probabilmente che “si disunisce nel finale”, che ci sono delle imperfezioni (figurati), che non tutti i personaggi sono riusciti, eccetera. Sta di fatto che la macchina narrativa di Avoledo tira dritta senza inceppi fino all'ultimo capitolo: un plot complicato ma limpido. E non e' poco. Poi, la scrittura: curata. Detto così sembra niente, ma per chi è abituato a leggere esordienti (e non), è moltissimo. Precisa e calibrata. Nella scelta delle parole e nei giri di frase. Anche le citazioni che si intrecciano lungo il libro non sono mai appiccicate lì in qualche modo, ma si "sciolgono" nella frase. I "debiti" stilistici e narrativi verso i suoi "colleghi" americani e inglesi si sentono, ma non si impongono. Le pause "di riflessione" creano il climax, non dei siparietti pseudofilosofici.
E allora? E allora niente, per una volta fidatevi di quello che c'e' scritto nella fascetta di copertina: “Un libro che tiene incollato il lettore dalla prima all'ultima pagina”. Detto cosi non è niente, ma a sfogliare cosa si legge in giro e' parecchio, accidenti.
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