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Il nuovo best-seller italiano viene da Pordenone
Alberto Garlini, Messaggero Veneto, 18.01.2003
Si pronostica un grande successo per "L'elenco telefonico di Atlantide" di Avoledo
L'elenco telefonico di Atlantide è uscito ieri nelle librerie e già dicono che sarà il nuovo best seller italiano dopo Io uccido di Faletti. Uno stile da romanziere americano, una fantasia scatenata, scorribande fra mondi paralleli, leggende egizie e esoterismo nazista garantirebbero delle vendite altissime per uno scrittore pordenonese che fino all'altro ieri era sconosciuto ai più. Tullio Avoledo si presenta dimesso, tranquillo, per nulla preoccupato dal successo: solo il telefonino che trilla in continuazione rende l'idea di una vita che si è movimentata di colpo. E' infastidito dal rumore di fondo del bar dove ci incontriamo e parla a bassa voce. E' una raffica: come se avesse compresso moltissime idee e finalmente fosse arrivato il momento di tirarle fuori. Sembra tutt'altro che uno scaltro scrittore che ha fatto il prodotto giusto: Avoledo è coltissimo, è un umanista preoccupato per i suoi figli, per i tempi in cui viviamo, per lo scadimento della nostra vita.

– Come ci si sente, dalla provincia, a essere alla ribalta nazionale in pochi giorni?
“Credo che la provincia non esista più, ormai lo scambio di informazioni coi mezzi elettronici permette di essere sempre al centro della comunicazione. Io ogni sera chiacchiero con altri scrittori, magari della Georgia. Insomma, non mi sento uno scrittore di provincia. Pordenone nei miei libri non ci dovrebbe neanche essere, ci vivo ma non faccio vita sociale. Però guardo, e mi restano i gesti della gente, i luoghi in cui passeggio, e alla fine i tre libri che ho scritto fino ad oggi non potrebbero essere scritti altrove.”

– Lei da anni intrattiene una fitta corrispondenza con tutti i maggiori scrittori americani…
“Sì, mi è nato questo desiderio dall'89 dopo avere letto un bellissimo libro di Vonnegut. Citava una frase di un suo lettore: ´L'amore può fallire, ma la gentilezza alla fine prevarrà. Vonnegut è passato su tutte le sue disgrazie con ironia, e mi sembrava un messaggio forte anche per me. CosÏ gli ho spedito una lettera e lui mi ha risposto. Mi è venuta voglia di conoscere altri scrittori anglosassoni e ho sempre trovato molta disponibilità, mi è servito per avere informazioni, per avere stimoli, e anche perchè con questi scambi cresceva la mia consapevolezza di potere scrivere.”

– Ci può fare qualche nome?
“Beh, mi sono divertito moltissimo con Updike, che ha un senso dell'umorismo fantastico. Un'altra persona geniale è Le Carré. Foster Wallace mi ha dato ottimi consigli di lettura. Poi Doctorow, DeLillo, Clarke e tantissimi altri.”

– La crema della letteratura americana…
“Mi sono formato leggendoli in lingua originale e certamente questo ha profondamente influenzato la mia scrittura.”

– Come è nato L'elenco telefonico di Atlantide?
“Il nocciolo è nato quando mi sono dovuto trasferire per un mese a Milano per lavoro. Sono partito da una immagine: una fontana dell'eterna giovinezza nelle cantine di un condominio. Da lì sono nati i personaggi, ho scritto di getto rendendomi conto via via di quello che stava succedendo. Mi sono divertito tantissimo a scrivere, perchè io mi diverto molto, tanto che ora è difficile fermarmi, e dopo questo romanzo, che è il mio esordio letterario, ho già pronti altri due libri.”

– Nel suo libro però si riconosce anche un grande lavoro di documentazione.
“SÏ certo, mi documento molto, compro molti libri: i vari temi che si trovano nel mio libro, Atlantide, l'esoterismo nazista, sono come uno scaffale di una libreria commerciale. Per lo gnosticismo invece ho frequentato il sito di una chiesa gnostica, ho visto on line le loro cerimonie. Mi piace incrociare le fonti, si possono creare commistioni fra mito realtà e fantasia proprio perché siamo in un mondo in cui si vive solo di input: abbiamo accesso a miliardi di informazioni, ma non sappiamo quale è quella giusta. Giulio, il protagonista del mio romanzo, si trova in una situazione simile: è bombardato da informazioni divergenti, contraddittorie, e non sa dove sia la verità. È un po' angelo un po' demone come nelle lotte delle moralità medioevali o come il sergente buono e il sergente cattivo di Platoon di Oliver Stone. In realtà, la verità è la programmazione”.

– Giulio le assomiglia?
“Molti mi chiedono se il libro è in parte autobiografico o possa essere letto a chiave. Io posso rispondere: in parte sÏ, in parte no. Giulio non sono io, ma esce da una mia costola, per cui potrei essere lui in una contesto che non è il mio. Perciò scrivo spesso di mondi paralleli: sono un escamotage per prendere le distanze.”

– Nel suo libro, ma forse ci sbagliamo, abbiamo visto anche una forte critica alla società d'oggi: soprattutto nelle descrizioni. Sembra di notare che lei voglia denunciare una violenza sottile che pervade il nostro apparente ordine.
“Nell'Elenco telefonico di Atlantide si parla del 2000, rientra nel clima di quegli anni quando si diceva ´Arricchitevi col web’. C'era una grande euforia, anche se per me è stato un anno deprimente come umanista. Intorno a noi esiste una violenza quotidiana a cui ci stiamo abituando. Odio lo spettacolo di gente povera che bussa alle nostre porte. Odio vedere mio figlio che guardando la televisione si sorbisce violenza. Odio vedere come tutto questo stia diventando normale. Nel mio libro c'è orrore nel constatare il degrado della vita. Ho vissuto il 2000 con delusione per il futuro, come un cielo chiuso da cui non riusciamo a uscire. Non c'è più speranza, nessuna spinta in avanti. Non abbiamo mantenuto le promesse della tecnologia, possediamo cose sempre più sofisticate ma non riusciamo a liberarci da niente, non dalla malattia non dalla morte. C'è stato un tradimento delle promesse.”
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Testo riprodotto unicamente a scopo informativo.

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