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Dopo Faletti? Avoledo!
Giuseppe Genna, Clarence.com/Societa' delle Menti, 15.01.2003
Clarence.com
Antonio D'Orrico, che aveva lanciato su Sette il fenomeno Faletti, si esalta per un romanzo pazzesco, che ha esaltato anche noi: L'elenco telefonico di Atlantide, di Tullio Avoledo. Tra nazisti, deità egizie, coppie scoppiate, mobbing aziendale, bolle speculative, giochi di mano e giochi di villano, abbiamo perso il sonno per finire la lettura più sorprendente degli ultimi tempi.
E' l'esordio più sorprendente degli ultimi tempi. Tullio Avoledo, 45 anni, esce da Sironi, in una nuova collana diretta da Giulio Mozzi, con lo sconcertante e bellissimo L'elenco telefonico di Atlantide. Ho perso, insieme a Mozzi e D'Orrico, che lancia Avoledo su Sette di questa settimana, parecchie ore notturne per finire di un fiato il magnetico romanzone di Avoledo. Ho dovuto rinunciare alla rilettura di Cortàzar: L'elenco telefonico di Atlantide mi aveva preso alla gola e alla mente, mi sembrava di entrare in un turbine gioioso, disperato, divertente, appassionato, capace di percorrere tutti i gradi e tutte le declinazioni della suspence. D'Orrico, di cui si deve stendere un pubblico elogio per quanto sta facendo a favore della lettura in Italia (leggetevi la recensione sull'ultimo Roth, sul medesimo Sette, e poi sappiatemi dire), mi aveva fatto incazzare per il lancio di Faletti: ma aveva ragione su un punto, Faletti si legge benissimo, ti trascina alla fine. Avoledo di più: a differenza di Faletti, Avoledo è davvero uno scrittore. Benvenuti nella sua Atlantide: un regno in cui si intrecciano nazisti, Martin Mystère, deità egizie, mobbing, procedure di fusione aziendale, miserie esistenziali, malattie, scherzi, calembour geniali, new economy, bolle speculative, l'Olocausto, i giochi, la poesia, gli scrittori contemporanei in carne e ossa. Straordinario ritratto della gente normale, che è pura maestria di Avoledo: ribadisce che la normalità è interessante, divertente e tragica, grottesca e commovente. Ci inchiniamo all'elfo friulano pubblicato da Sironi.

Un giorno mi arriva un pacco enorme. Lo apro. Sono le bozze di un romanzo. Penso: no!, un altro mattone da leggere. C'è una lettera di accompagnamento, firmata da Giulio Mozzi. Io mi fido moltissimo di Mozzi. Mozzi dice: Genna, leggilo davvero, guarda che se inizi non ti stacchi più. Infatti non mi sono più staccato. Avevo iniziato una rilettura appassionante, il giorno prima, quel capolavoro che è Rayuela di Julio Cortázar, uscito da Einaudi. Sono a letto, poso il tomo di Cortàzar, sfoglio le prime pagine del libro inviatomi da Mozzi. L'autore è un esordiente, ha 45 anni, si chiama Tullio Avoledo. Il titolo del libro è bellissimo: L'elenco telefonico di Atlantide. Sfoglio a caso, leggo il titolo di una sezione del romanzo: I protocolli dei savi di Chtulu. Alle quattro del mattino crollo: sono a pagina trecento del libro di Avoledo. A me, una cosa del genere, capita raramente. Recentemente mi è capitata leggendo 54 dei Wu Ming e Mater Terribilis di Evangelisti. Non mi è capitata leggendo Faletti. Mi capita se rileggo Victor Hugo. Allora, quando mi capita, io vado in giro per mesi a dire: ho letto un capolavoro. Il che significa: ho incontrato un libro magnetico, polare, che mi sposta, che mi rivoluziona i cicli circadiani.
Morale: adesso vi rompo le palle e incomincio a dirvi per un mese e mezzo: Tullio Avoledo ha scritto un capolavoro.
Tullio Avoledo ha scritto un capolavoro. Non è un capolavoro alla McEwan, non è un capolavoro alla DeLillo. E' un capolavoro di costruzione del piacere di leggere. E' un'opera di mesmerizzazione del lettore. E' un capolavoro di commistione dei generi. E' un capolavoro di onestà, vecchia virtù un po' impolverata dagli ultimi decenni italiani. E' un capolavoro di tragicommedia. Ed è lo specchio più fedele di quanto sia il nostro Paese oggi.
Non trovo parole più delicate e significative di quelle che usa Mozzi per descrivere la tramatura del libro (o meglio: le tramature), perché non voglio prendermi l'infausta responsabilità di rovinare alcunché al lettore, visto che L'elenco telefonico di Atlantide costringe a una bevuta senza tirare il fiato, a grossi sorsi, implicando un aumento vertiginoso dell'avidità di percorrere in lungo e in largo il romanzo e di sapere come va a finire o come non va a finire. Ecco la trama, secondo Mozzi: "Un thriller di dimensioni planetarie, pieno di suspence, ironico, divertente e scritto in modo impeccabile. Tutto ha inizio in una piccola banca di provincia: la Cassa di credito cooperativo del Tagliamento e del Piave, nel cui ufficio legale lavora il protagonista Giulio Rovedo, viene repentinamente e inspiegabilmente assorbita da Bancalleanza, colosso finanziario emanazione della Covenant Foundation. L’intero assetto della Cassa viene messo a soqquadro dalla nuova proprietà. Amon Gottman, l’uomo che ha guidato la fusione dal ponte di comando di Bancalleanza, è una figura spietata e ambigua. Cecilia Mazzi, il nuovo capo del personale, approfittando della sua posizione circuisce Rovedo e fa in modo che la cosa giunga alle orecchie della moglie di lui, che non esita a metterlo alla porta. Un modo come un altro per far fuori un dipendente scomodo? No: dietro questa facciata di spietata normalità, si agita qualcosa di misterioso e insondabile. La Covenant Foundation sembra essere al vertice di un complotto planetario, il cui vero scopo sarebbe la ricerca dell’Arca dell’Alleanza, per mezzo della quale sarà possibile assicurare il ritorno al potere degli Dei dell’antico Egitto, o forse addirittura degli Arconti gnostici. Proprio lo stabile dove Giulio Rovedo ha trovato temporaneo alloggio a Pista Prima, e nei cui sotterranei pare celarsi l’Arca dell’Alleanza, diviene l’epicentro di strani accadimenti (la scoperta d’una presunta Fonte dell’Eterna Giovinezza; la trasformazione in “dio d’acqua” dell’architetto Aurelio Fabrici, condòmino di Rovedo). Ma la verità è ancora un’altra…" La verità è davvero un'altra: è che Avoledo si muove come un bambino quando gioca nella sabbionaia. Nessun genitore viene a rompergli i coglioni. Nel recinto della sabbionaia c'è l'universo intero. Tutto questo si avverte. Avvertendo questa libertà sfrenatamente gioiosa nel cuore dell'incanto, si prova un piacere epidermico che la lettura sa dare in modi incomparabili. Apparizioni specifiche e allegoriche, elfiche e all'altezza di Lila, il grande gioco divino con cui secondo gli induisti vengono creati i mondo, precipitano ed esplodono di pagina in pagina. Avoledo è bravissimo. La sua scrittura è semplice, preferibilmente paratattica, fatta di brevi illuminazioni a ciclo continuo. Se volessi utilizzare la categoria critica di "postmoderno", direi che abbiamo scoperto un nuovo maestro postmoderno: epifanie del poeta milanese contemporaneo Milo De Angelis, del premio Nobel Seamus Heaney, della memorialistica su Big Jim, dei codici da chiunque utilizzati all'interno di un ristorante cinese, delle sedute erotiche coniugali dopo anni di matrimonio, delle sbronze devastanti di un'idiozia adolescenziale protratta, di Dilbert milanesi e Dilbert veneti, di Umberto Eco scatenato in giochi verbali - ecco soltanto una porzione minima di quanto accade soltanto nelle prime cento pagine dell'Elenco telefonico di Atlantide.
Non solo, però.
La cazzata eletta a norma di potere. L'abisso esistenziale che frattura il quarantenne medio italiano. L'ideologia del parto a ogni costo secondo l'inconscio collettivo. La morte. Il postmorte. Dio. I comunisti e gli ex comunisti. Il liberismo berlusconiano. Il panottico a cui cercano di sottoporre chiunque. Il lavoro irredento e quello irredento. L'amore, di sé e degli altri. Il sesso giocoso e rivoluzionario. L'alienazione esponenziale, privata e collettiva. Marx e Keynes. La cattiveria, il pettegolezzo, il vizio. Il complotto. Il male nella Storia. Tullio Avoledo, a differenza di Faletti, scrive di cose serissime, ma, come Faletti, lo fa trascinandoci in una scorribanda irresistibile, un tuffo nella gioia di leggere e di essere letti, una fiera delle vanità essenziali per la quale disponiamo di un gettone che ci apre qualunque stand gratis.
E' un'esperienza, leggere Avoledo.
L'elenco telefonico di Atlantide è secondo me uno dei libri italiani più belli degli ultimi tempi. Un fantasy gnostico: il che è praticamente la definizione più calzante di ogni grande successo firmato Walt Disney.
L'autore di questa Guida galattica per autostoppisti italiani è uno che, da un momento con l'altro, può diventare Stephen King, Tolkien oppure Landsdale, oppure Martin Mystère in persona, oppure il signor Stargate, oppure Puech, oppure ciascuno di voi.
Fate quest'esperienza, leggete Avoledo. Nessuna Blockbuster night, nessun effetto speciale in dvd, nessun film attualmente in programmazione può darvi quanto Avoledo vi regala.
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