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AVOLEDO Esordio d’autore
Flavio Mariuzzo, Il Gazzettino, 16.01.2003
Lo scrittore friulano “scoperto” in Emilia
Reggio Emilia ha di recente ospitato la manifestazione culturale Ricercare - Laboratorio di nuove scritture. Quest'anno Ricercare, la cui prima edizione risale al 1993 e che ha fra i suoi padri fondatori personaggi del calibro di Nanni. Balestrini e Renato Barili, festeggiava appunto i suoi dieci anni di attività, nel corso dei quali la manifestazione ha contribuito a lanciare autori poi diventati famosi come Giulio Mozzi, Tiziano Scarpa, Aldo Nove, Silvia Ballestra, Marco Lodoli, Niccolò Ammannti, Simona Vinci e i pordenonesi Mauro Covacich e Gian Mario Villalta.
Fra gli otto autori esordienti selezionati dal comitato organizzatore per leggere un brano della loro opera davanti a una folta platea di critici e giornalisti, c'era quest'anno anche il pordenonese Tullio Avoledo, autore di due romanzi (L’elenco telefonico di Atlantide e Mare di Bering) entrambi pubblicati da Sironi - il primo sarà in libreria da domani in tutta Italia – nonché di un terzo romanzo ancora in gestazione.
Tullio Avoledo, nato a Valvasone nel 1957, vive dal '93 a Pordenone, dove lavora all'ufficio consulenza legale della Banca Popolare FriulAdria.
“Il meccanismo di Ricercare - racconta lo scrittore - ricorda un po’ la Corrida televisiva. In un teatro, che quest’anno era lo Zavattini, gli autori vengono chiamati uno per uno a esibirsi, come appunto i famosi ‘dilettanti allo sbaraglio', nella lettura di un loro pezzo. La lettura dura un quarto d'ora, venti minuti al massimo. Dopodiché i critici e giornalisti che formano buona parte del pubblico si alzano in piedi e dicono la loro. Vi assicuro che è uno spettacolo. Oltre alle critiche, spesso feroci, dalla platea volano sul palco anche parecchi insulti, e addirittura qualche oggetto, per fortuna leggero... ”.

Anche nel suo caso?
“No. Devo dire che nei miei confronti il pubblico è stato molto buono. Forse leggermente tiepido. Del resto me l'aspettavo, sia per l’ora tarda in cui è venuto il mio turno di leggere - l'una del pomeriggio - quando secondo me i critici più feroci si erano appisolati, sia perché il mio testo, che era un capitolo del romanzo L’elenco telefonico di Atlantide, non aveva molto a spartire con i lavori letti dagli altri autori, che erano a mio avviso più impegnati sul piano della ricerca linguistica e della forma che su quelli della trama e dei personaggi, che sono invece i punti di forza del mio romanzo. Comunque ho sentito dei critici lodare testi secondo me orrendi, e stroncare lavori validi. È una Corrida, come ho detto”.

Ci si può chiedere cosa spinge un autore ad affrontare un'esperienza del genere.
“Ma non è poi cosi tragica. A me è andata bene, per esempio. E poi c'è il fatto che Ricercare dà ad un autore esordiente una visibilita' a livello nazionale. E' una specie di presentazione al Tempio, se mi e' consentito il paragone, che fa conosoere lo scrittore non solo alla critica e alla stampa, ma anche ai direttori delle case editrici, grandi e piccole, che si incontrano una volta scesi dal palco, nel foyer. A livello personale, per me e' stato molto emozionante, dopo la lettura, anche incontrare gente del pubblico, soprattutto giovani, che mi chiedevano notizie sul romanzo, sulla trama, sul suo significato. È stata decisamente un'esperienza interessante e utile. Posso dire che dopo Ricercare mi sono sentito davvero uno scrittore”.

Leggere il suo testo in pubblico davanti a tante persone le ha creato problemi?
“Assolutamente no. Sono, abbastanza abituato a parlare, in pubblico. E poi ero decisamente convinto della bontà del testo scelto. L'unico aspetto che mi preoccupava un po’ era che il romanzo è parecchio complesso, e leggerne un solo, capitolo non rendeva giustizia né alla sua "architettura" né alla ricchezza della trama. Comunque è andata bene. Un'altra cosa strana, se vogliamo, era che tutti gli altri autori erano molto più giovani di me. Di alcuni di loro, almeno dal punto di vista anagrafico, potevo essere addirittura il padre. La cosa comunque non ha messo in imbarazzo né me né loro”.

Ecco, appunto. Come mai un esordio a quarantacinque anni?
“Potrei rispondere citando un racconto cinese che mi e' sempre piaciuto, su un pittore, che venne invitato a corte dall’imperatore per disegnare un granchio. Il pittore accettò, ma chiese al sovrano una villa, dodici servitori e cinque anni di tempo. Trascorsi i cinque anni, l'imperatore gli fece visita per vedere il disegno. Il pittore, però, gli chiese altri cinque anni di tempo. Passarono anche questi; l’imperatore tornò e gli chiese il disegno. Allora il pittore si fece portare da un servo un foglio e un pennello e con un solo gesto, in un istante, disegnò il granchio più bello e perfetto che si fosse mai visto. La morale è che il pittore non aveva trascorso dieci anni, nell'ozio. Si era esercitato. Aveva studiato. Insomma, in quei dieci anni aveva accumulato una conoscenza tale da essere in grado di realizzare, con un solo gesto, un disegno perfetto. In altre parole, se è vero che scrivo da parecchi anni, solo di recente ho sentito di avere la capacità e le forze per portare a termine un romanzo di oltre cinquecento pagine”.

Di cosa parla "L'elenco telefonico di Atlantide"?
“Farei prima a dire, di cosa non parla. È un romanzo che a una prima lettura può sembrare realistico, con delle sfumature di giallo. In realtà poi, proseguendo nella lettura, ci si rende conto che è qualcosa di molto pin' complesso e articolato. Ci sono diverse trame, un sacco di personaggi, sia umani che divini, e un finale a sorpresa dopo il quale il lettore è costretto a rileggere iI libro da capo, con un'altra chiave di lettura. C’è dentro della satira sociale, parecchie avventure, qualche divagazione sentimentale e una "caccia al tesoro" a livello planetario. È stato divertente scriverlo, e chi l'ha avuto per le mani mi dice che è divertente anche leggero. Del resto volevo scrivere un romanzo non banale che fosse al tempo stesso anche avvincente come un film. Secondo la mia casa editrice ci sono riuscito, ed è una cosa che non può che farmi' piacere”.

Hai avuto difficoltà a trovare un editore?
“Diciamo che ho avuto la fortuna di trovare un primo lettore d'eccezione, Mauro Covacich. Nella primavera del 2000 avevo partecipato a un corso di scrittura tenuto da lui e da Gian Mario Villalta alla Casa dello Studente di Pordenone. In quell'occasione tutti i partecipanti dovevano presentare un loro racconto, che veniva poi letto e commentato. Il mio racconto, che a rileggerlo ora era qualcosa di pazzesco, piacque a Mauro e Gian Mario, e fu questo a invogliarmi a mettere mano a una storia alla quale pensavo da tempo, anche se allora non immaginavo ne sarebbe uscito un libro di 550 pagine. Una volta finito di scrivere il romanzo l'ho proposto, con grande ingenuità e ottimismo, ad alcune case editrici nazionali. È così che ho scoperto che gran parte degli editori italiani non accettano nemmeno di ricevere in lettura manoscritti di esordienti, il che fra l’altro mi sembra una scelta decisamente poco illuminata, e che comunque i pochi editori che accettano di leggere un manoscritto o non rispondono proprio o, com'e' state il caso di una grossa casa editrice, rispondono con un anonima lettera di rifiuto, dicendo che il lavoro e' interessante ma che i loro programmi editoriali sono già completi fino al 2005. Insomma, un autore esordiente deve prepararsi a fare i conti non solo con dei rifiuti ma anche con tanta indifferenza, che e' forse la cosa che fa più male”.
“Alla fine, dopo un rifiuto e tanti silenzi, è stato proprio grazie a Mauro che ho potuto incontrare Giulio Mozzi che, oltre ad essere uno del migliori scrittori italiani del momento, è anche il curatore della collana indicativo presente della Sironi Editore. Giulio ha letto Atlantide e poi Mare di Bering, il mio secondo romanzo, che avevo scritto nei due anni passati alla ricerca di un editore per il primo. I romanzi sono piaciuti sia a lui che alla casa editrice, che non potendo pubblicarli nella collana indicativo presente - nella quale vengono pubblicati lavori di taglio decisamente diverso - a gennaio del 2003 inaugurerà proprio con Atlantide, una nuova collana chiamata Questo e altri mondi. È una cosa che evidentemente mi onora, e al tempo stesso mi fa provare un senso di grande responsabilità”.

Sironi è un marchio relativamente nuovo, nel panorama editoriale italiano.
“Si e no. Il marchio Sironi nasce per così dire da una "costola" di Alphatest, casa editrice attiva nel settore della 'manualistica' scolastica e tecnico-professionale sin dal 1993. Il marchio Sironi ha esordito in libreria nell’aprile di quest’anno, ma ha già pubblicato diversi lavori di qualità, come ha potuto constatare anche il pubblico locale nel corso di Pordenone, Legge.it, e ha una scuderia di autori di tutto riguardo, già famosi o destinati a farsi strada: fra questi ultimi mi piace ricordare Umberto Casadei, anche lui fra i selezionati a Ricercare 2002, che è sicuramente destinato a diventare un nome di primo piano della letteratura, nazionale. Sironi è quindi una casa editrice giovane, ma con le idee chiare e soprattutto con uno staff editoriale di grande esperienza che sa essere per i suoi autori, prima ancora che una redazione di altissimo livello, un gruppo di attenti lettori e, per quanto mi riguarda, di autentici amici”.
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