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Futbol bailado. Elogio del progetto letterario
Gian Mario Villalta, Il Gazzettino, 10.12.2004
RECENSIONE D’AUTORE L’ultimo libro di Alberto Garlini è una ricostruzione di valori attraverso la finzione
Abbiamo scoperto che è bello ricordare i tempi passati, conoscere i vini e i paesaggi, avere testimonianza di vite diverse e straniere, informarci sulla politica, divertirci con le barzellette, divertirci con i casi umani, divertirci, divertirci, divertirci. Il giudizio Divertente! è diventato universale, anche di fronte a un libro dai connotati decisamente tragici. Spesso preferirei che qualcuno, a proposito di un libro, mi dicesse È interessante, perché divertente vuol dire che di-verte, cioè porta fuori, toglie dalla serietà e dalla responsabilità della vita.

Ma lasciamo questa filologia spicciola, e torniamo al dunque: in tutto questo divertimento (per la lettura di libri sui tempi passati, sui vini, sui paesaggi, sui casi umani, eccetera), che sarà pure una bella scoperta, ci stiamo dimenticando di una tradizione e di un valore, al quale per secoli è stato dato il nome di letteratura.

La letteratura è dare voce a linguaggi e modelli narrativi, arrischiare ipotesi di vite eticamente interroganti, formulare interpretazioni del mondo. Il risultato di queste operazioni, attraverso un'elaborazione adeguata della lingua, è una forma che vive, agisce e ha la sua forza di persuasione dentro un universo di forme.

Non sto dicendo niente di nuovo. Perché allora, si chiederà il lettore, questo ripasso un po' saccente? Risposta: perché mi pare che ce ne stiamo dimenticando. Mi pare che non siamo più capaci di ragionare in termini di forme, e quindi in termini di opere, ma ci accontentiamo degli argomenti e delle trovate, col rischio di lasciar appiattire tutte le nostre aspettative su un unico livello di attenzione, che vale per ogni genere di discorso.

Di conseguenza, un libro come Fùtbol bailado di Alberto Garlini ci apparirà subito straordinariamente interessante perché è un'opera di grande ambizione letteraria; perché non aspira soltanto all'intrattenimento del lettore, ma esige un lettore coinvolto, attento, capace di lasciarsi sorprendere ed emozionare; perché chiede al lettore anche qualcosa di più: l'attenzione al progetto letterario, alle finalità formali che sono attive nell'opera.

Lo sfondo della vicenda narrata da Garlini occupa la seconda metà degli anni Settanta e i primissimi anni Ottanta, ma affonda le sue radici nella guerra partigiana e negli anni dello sviluppo industriale. Vi emergono i protagonisti inventati, che sono il narratore Alberto, il calciatore Francesco, il terrorista nero Vincenzo (e altre figure secondarie) e i protagonisti veri, calciatori, politici, faccendieri, artisti, tra i quali spicca per importanza e personalità Pier Paolo Pasolini, il grande poeta e regista. I protagonisti veri, questo va segnalato perché è molto importante, prendono corpo nel libro intorno a una vasta e accurata documentazione, in un contesto concreto di eventi che fanno ormai parte della nostra storia recente.

Questo aspetto del progetto letterario di Garlini si mostra subito interessante: ricostruire attraverso la finzione un tessuto che colleghi diversi e a prima vista lontani fatti della storia e della cronaca, in modo da formare un disegno che restituisce la qualità del vissuto storico e allo stesso tempo proporre alcuni interrogativi etici fondamentali. Ilcalcio scommesse, il terrorismo nero e la morte di Pasolini: tre diverse serie di documenti che, grazie al tessuto della finzione, si intersecano e fanno nascere dall'azione romanzesca sorprendenti verità. Ed è sorprendente l'abilità di Garlini nel cucire insieme una realtà di cronaca, fatta rivivere con grande ritmo e partecipazione, a una dimensione interiorizzata e poetica, sul limite della dispersione narrativa, incentrata sulla vicenda di una personalità singolare di calciatore.

Il gioco del calcio, che occupa tanta parte della memoria personale degli italiani, trova in queste pagine una trattazione anticonvenzionale, che mira a mettere in luce il legame profondo dell'esercizio sportivo con il vissuto e la psiche degli individui, fino a sfiorare un'area di ineffabilità mistica o di pura mitologia poetica. Il principale protagonista di finzione del libro, Francesco Ferrari, ci porta dentro la sua visione rituale del gioco del calcio, fino a farci partecipi di una sua delirante presa di posizione per ilfùtbol bailado (da qui il titolo del libro), un gioco che non è più un gioco, ma la forma pura di una partecipazione, l'espressione di un livello altissimo e immediato dello stare insieme.

Ilfùtbol bailado non è però un pretesto per liricizzare il gioco del pallone, ma il punto estremo della tematica del libro. Se è vero infatti che ogni passato ha, per ogni presente, una sua epoca in cui è avvenuta la fatale perdita dell'innocenza, gli anni Settanta sono raffigurati in questo libro come l'epoca in cui è avvenuta la perdita dell'innocenza ultima e definitiva.

Pier Paolo Pasolini diventa l'emblema narrativo e simbolico di questa fame vorace, che vorrebbe nutrirsi di qualcosa che è ritenuto ancora vero, non omologato, diremo oggi, su desideri e forme di vita estranee a qualsiasi vera comunità. Ma è una fame che si deforma in perversione, perché cristallizza simbolicamente la morte, se ne vuole appropriare nei termini di un sacrificio, che non può che essere profano e profanatore. Procedendo in parallelo dal punto di vista narrativo, l'altro personaggio emblematico, Francesco (al cui nome è legata esplicitamente la vicenda terrena del santo di Assisi) non saprà a sua volta procedere sul suo cammino, ma si troverà a disperdere il suo dono, attraverso un distacco progressivo dal piano umano della storia e degli scambi reali e simbolici che essa pretende.

Il libro di Garlini ha notevole qualità di scrittura, una gestione vorticosa e sicura dei tempi narrativi, belle ingenuità che tradiscono una grande fiducia sul proprio dono di artista, e tutto questo va messo in luce. Ma cìò che fa di Fùtbol bailado un libro importante è la sostanza del progetto, la volontà di dare forma, attraverso la coerenza del procedimento narrativo, a temi e fantasmi dispersi nella nostra memoria e nella nostra attuale sensibilità.

Ognuno di noi può trovare in queste pagine, trasfigurate nella vicenda narrativa, una nostalgia che lo abitava e di cui non riconosceva più la presenza, una fonte di ridicolo e di tenerezza, una forza che ha sempre saputo di avere.
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