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"Cuore di cuoio", sogni in bianconero tirando calci ad un pallone
Michele Tursi, Corriere del Giorno, 17.10.2004
Nel terzo romanzo di Cosimo Argentina la vita di strada di un gruppo di adolescenti
… e tre! Cosimo Argentina rispolvera il Geloso Video 8 dalla cantina e proietta sulle pagine fotogrammi di 1/4 di secolo fa.
"Cuore di cuoio", terza fatica let-teraria dello scrittore tarantino (Sironi editore), è puro vintage come le Mekap e Meteor Man di Dee D. Jackson. S’avverte l’odore delle figurine Panini appena comprate dal giornalaio, il sa-pore dei Borghetti bevuti in curva, il frastuono della Tribuna per l’incornata all’incrocio dei pali di Iaco-iaco-Ia-co-vo-ne.
Continua l’epopea ionico brianzola iniziata con "Il Cadetto" e proseguita con "Bar Blu Seves". Ma questa volta Argentina si diverte e vuole divertire. A tratti ci riesce. Fulminanti alcune bat-tute di Sommergibile. Spassosi i si-parietti con Nanettabella, la prof. di lettere dell’Itis "A. Righi". Unico il linguaggio. I protagonisti di Cuore di Cuoio vivono in strada: tra via Calabria e viale Trentino.
Palazzoni marroni, imbruttiti dalla polvere. Nel ’78 erano periferia e c’era pure qualche orto. Torna in mente i “Ragazzi della via Gluk” di Celentano. Milano non è Taranto, ma i sobborghi si assomigliano tutti.
Oggi Argentina vive in Brianza, scende a Taranto per le feste, per qualche incontro letterario e, se c’è tempo, per un Negroni con gli amici. La città è cambiata, la sua periferia oggi è semicentro e le immobiliari vendono a peso d’oro. Le strade e le piazzette battute da Camillo Marlo, protagonista del libro, detto Krol, da Motoretta, da Panzerotto, da Popof, da Peregrino Hendrix e compagnia bella, sono ingolfate di auto grigio metallizzate. Per tirare due calci al pallone ci sono i campi di calcetto, con l’erba sintetica, recintati come pollai. Se vuoi giocare devi pagare, pure in parrocchia!
Quelli di Argentina non sono i ragazzi di vita di Pasolini, né gli sbandati di Trainspotting. Ma ci assomigliano. Il calcio, le "rattate" con le femmine, il cazzeggio adolescenziale contrapposto alle tragedie dei grandi che valutano "il bene ed il male in base a ciò che accade in un raggio di trecento metri. La verdura al mercato che aumenta (…); la lavatrice che perde acqua; un tumore benigno alle corde vocali a zio Sergio; la bombola del gas che finisce proprio di domenica mattina; il blocco del-l’erogazione dell’acqua potabile; la marmitta della Simca 1000 bucata".
Questo è il mondo di Krol. Gesti ripetuti, abitudini consolidate, la fatica di tirare avanti. Un disagio universale, buono a qualsiasi latitudine. Un tema caro ad Altman, sviluppato in America Oggi (film tratto da “La Cattedrale” di Raymond Carver). Cuore di cuoio, però, rifugge anche da questo schema. Argentina-Marlo entra in scivolata, in-terrompe l’azione, scende sulla fascia e crossa al centro dell’area. Un lancio preciso che fende (questa è proprio alla Panzerotto, l’intellettuale del gruppo, l’unico che si preoccupa delle sorti della democrazia per il rapimento Moro), la melassa dei luoghi comuni e del buonismo. Marlo non sopporta "uno che suona la chitarra; quelli che si mettono le magliette bianche in spiaggia; così come mi sanano i boy scout, quelli che leggono messa, quelli che offrono al compleanno, quelli che si passano una mano tra i capelli di continuo, i paraculi che hanno sempre qualcosa da dire alle femmine che a me non viene in mente mai niente".
E’ questo il manifesto di via Calabria, il “credo” di Krol e dei suoi sogni in bianconero andati a puttane per un ginocchio spappolato in un contrasto allo Iacovone B. Nella sala d’attesa del SS. Annunziata, tra le urla di Negus e gli infermieri scazzati per i turni, Camillo torna alla realtà. Una circostanza amara che gli consentirà di apprezzare ancora di più l’amore di Twente, ma soprattutto di recuperare il rapporto col padre manesco, l’unica figura in chiaroscuro del romanzo. "Nonostante le mazzate, i calci, i pugni e i mappini ’sto cristiano qui di cinquantanove chili mi vuole bene. Tiene un modo curioso di voler bene a un figlio, ma quando m’ha visto alle cozze per il provino s’è di-spiaciuto. S’è visto pulito pulito".
I personaggi di Cuore di cuoio parlano come mangiano. Non è dialetto per studiosi, è lo slang dei compari. Argentina non scrive, registra le voci della strada. E ci consegna una nuova lingua.
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Testo riprodotto unicamente a scopo informativo.

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