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Col "Cuore di cuoio" vince la letteratura
Anna Mallamo, La Gazzetta del Sud, 17.10.2004
Il nuovo romanzo di Cosimo Argentina
Il Campionato internazionale di letteratura & calcio ha una nuova squadra.
Sono i compari di Camillo Marlo, detto Krol, quattordici anni, marcatore di fascia. Si chiamano Sepp (da Sepp Maier, portierone coi fiocchi), Mescalero (faccia da apache, ala sinistra), Ula Ula (capelli crespi, centrocampista), Sommergibile (ala destra con la passione dei cross).
Sono la rappresentativa del quartiere Italia Montegranaro, Città Nuova, Taranto. Anzi no, sono la rappresentativa dell'adolescenza in una grande città degli anni Settanta, una città del Sud crocifissa tra un sogno industriale che assomiglia a un incubo e lo Ionio scintillante come una lastra di metallo, sempre uguale a se stesso.
E loro sono scintillanti, duri, magnifici, uguali a nessuno. Cattivi sulle fasce, generosi in attacco, implacabili in difesa. Perché, è ovvio, quando hai quattordici anni e sei costantemente in trasferta – in classe, coi prof che non ti vedono nemmeno, a casa, con gli adulti che non ti parlano nemmeno, nel vasto mondo, che in posti come Taranto è vastissimo, e confina col mare, con l'acciaieria, coi vicoli della malavita, cogli sfasciacarrozze, coi casermoni-dormitorio – allora devi impegnarti assai. Anche perché lo scopo non è mica la salvezza: è il campionato, che si deve vincere. Lo scudetto.
Vincere lo scudetto per Camillo-Krol significa – nell'ordine – il mitico provino con la Juve, il gioco di squadra coi compari, il Taranto primo in classifica, un gol all'incrocio dei pali nella porta di Marilù, anzi Twente (le ragazze, anzi le femmine, per i compari si chiamano Twente, Scozia, Stella Rossa Belgrado, Arsenal, Chelsea...).
Perché questi ragazzini hanno un cuore tenerissimo e duro, capace di autentiche prodezze. Un cuore di cuoio. Camillo & compari sono infatti i protagonisti di “Cuore di cuoio”, terzo romanzo di Cosimo Argentina, tarantino e rossoblù fino all'anima ma oramai brianzolo da anni, che scrive come un forsennato – tipo un gioco brasiliano con un ritmo indiavolato, certe progressioni di puro furore fino all'era piccola, due, tre, quattro finte di corpo e gol – e torna e ritorna ogni volta lì, alla sua città del Sud dipinta alternativamente dalla luce dello Ionio e dai fumi dell'acciaieria, dai colori vividi del dialetto e dai neon giallastri delle case popolari.
La vediamo farsi e disfarsi, questa città materna eppure cattiva come un fallo a gamba tesa, come un hooligan pieno di birra e rancore, come un tiro a porta vuota sbagliato, nelle parole di Camillo & compari, che sono parole vergini, tutte tarantine, tutte come passaggi di prima in un furioso contropiede.
La lingua di Camillo & compari è il tarantinese, il ragazzese, il fotballese: tutto tranne che il telegiornalese, il professorese, l'italianese della tivù. La lingua dei compari – vivida, aspra, sgarrupata, bellissima – è il cuore del cuore di cuoio, l'azione vincente di Argentina (come direbbe Camillo: 'na cosa da giro di campo, categoria “se ne va la luce”).
Che poi, come in ogni campionato che si rispetti, ci sono le domeniche di grazia (negli anni Settanta si giocava solo di domenica, e le vittorie valevano due e basta), quelle da due punti, e quelle da dimenticare, quando sugli spalti soffia un vento arrizzacarni, le pigliamo a centrocampo, i difensori s'imbambolano e gli avversari – che si tratti della prof d'italiano, d'una femmina “categoria scorfan'alato”, d'un padre inspiegabile che ti picchia e ti ama – ci castigano di brutto.
Dura la vita di Camillo & compari, dura come un derby col Bari quando Iaco-gol non può giocare. Dura come una sbronza di Birra Raffo (la birra patriottica dei tarantini), come un difensore che t'anticipa sempre. Dura come una nottata di Capodanno, quando i quartieri di Taranto sembrano Saigon.
Ma il pallone, e il cuore, di cuoio rotola via, insegue altri sogni, altre partite di cartello. E anche quando arriva il dramma, e il pallone si buca, e si buca il sogno della Juve, del favoloso provino che potrebbe portare dritti dritti nel mito, ovvero nell'album delle figurine Panini, anche allora Camillo è vivo, tenace, caparbio come una marcatore di classe.
Si stringono i denti, e si resta in zona Uefa, almeno. Niente melina a centrocampo, palloni scaraventati in tribuna e raggiungimento media salvezza.
Eh no. Quella è roba da adulti
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