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L'oscenità dell'esistenza
Gian Paolo Serino, Kult, 10.10.2004
Esce Wordstar(s), raccolta di piéce teatrali di Vitaliano Trevisan: autore di romanzi, sceneneggiatore, attore
Vitaliano Trevisan è uno scrittore a dir poco eclettico capace di sorprenderci sulla pagina scritta come attraverso lo schermo cinematografico: l’artista vicentino, infatti, non è solo l’autore di romanzi come “Un mondo meraviglioso” e “I quindicimila passi”, delle raccolte di racconti “Standards” e “Shorts”, ma è anche lo sceneggiatore e l’interprete principale di “Primo amore”, il film che ha definitivamente consacrato il talento di Matteo Garrone, regista esordiente de “L’imbalsamatore”.
Con “Wordstar(s)”, in libreria per la casa editrice Sironi, la scrittura di Trevisan trova ora un nuovo spazio d’espressione nel teatro: “Wordstar(s)”, infatti, è una “trilogia della memoria” di pièces teatrali, eredi della tradizione drammaturgica di Becket e Bernhard, che, siamo sicuri, faranno discutere.
Con Trevisan abbiamo parlato a ruota libera partendo proprio dal suo rapporto con il teatro.

Da dove nasce l’idea di questa trilogia?

Non nasce; volevo solo scrivere del teatro.

L’hai scritta pensando già ad una sua eventuale rappresentazione?

Ho scritto le pièces pensando che se mi fossero venute bene, allora avrebbero trovato degli attori.

C’è qualche talento in particolare a cui ti piacerebbe affidarle?

Non conosco bene la scena teatrale italiana, ma le prime due pièces, “Scandisk” e “Defrag”, hanno trovato un regista, Toni Servillo, che ha deciso di metterle in scena per l'anno prossimo. Stiamo lavorando allo spettacolo da un po'…

Tra l’altro il tuo amore per il teatro ha radici lontane: anche “I Quindicimila passi” poteva essere letto quasi come un monologo teatrale…

Credo anch’io…Chissà… Forse potrei farne una riduzione, prima o poi...

Tu hai anche un background musicale: quanto ha influito la tua formazione jazzistica sul ritmo della scrittura?

In modo sostanziale. Il ritmo è fondamentale.

E il cinema invece? Com’è stata l’esperienza di sceneggiatore e attore principale di “Primo Amore”?

Ecco appunto: di Matteo Garrone. E’ questa la sensazione quando si scrive una sceneggiatura, che il tuo lavoro, già per sua natura in secondo piano, verrà messo il più possibile in secondo piano, a film realizzato.
Sulla Repubblica di qualche tempo fa c'era una notizia interessante: “Matteo Garrone si aggiudica il premio Amidei per la migliore sceneggiatura”.
Gli altri due sceneggiatori, il sottoscritto e Massimo Gaudioso, non vengono neanche nominati. E’ sintomatico…

Dopo la narrativa, il cinema, il teatro pensi di rivolgere la tua scrittura verso nuovi media? Penso alla televisione o alla multimedialità…
La televisione non mi interessa, ma se qualcuno me lo chiedesse cercherei di fare del mio meglio.

Quali degli scrittori italiani ami o detesti di più?

Non detesto nessuno. Non amo nessuno.

In uno dei racconti di “Standards” scrivi che “vivere ha qualcosa di osceno”…

Più sopravvivo, più l'osceno diventa evidente.

Giulio Mozzi, nell’introduzione a “Standars”, ha sottolineato che la tua scrittura è un corpo a corpo con l’esistenza” Eppure nell’ultimo racconto tu stesso scrivi che “Non è il mondo che dobbiamo adattare a noi, ma siamo noi che dobbiamo adattarci all’esistenza”…

Adattarmi al mondo, è quello che cerco di fare da quando sono nato. Non ho imparato quasi nulla.
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Testo riprodotto unicamente a scopo informativo.

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