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La battaglia dei fossili
Mauro Capocci, Le Scienze, 09.12.2019
Cacciatori di dinosauri
di Deborah Cadbury
Sironi Editore 2004
Una storia intrigante per un passato affascinante e terribile. Questi sono gli ingredienti che mette insieme Deborah Cadbury nel raccontare il mezzo secolo che ha visto emergere dalla Terra un mondo inaspettato, quello dei dinosauri.
La narrazione ha inizio da una ragazzina povera e ignorante, Mary Anning, che scopre i primi resti di un animale acquatico, l'ittiosauro, sulle scogliere della costa meridionale dell'Inghilterra. Da allora le scoperte fossili si susseguono ininterrotte, fino a restituirci uno scenario primordiale assolutamente incredibile: enormi rettili di decine di metri di lunghezza ruminavano le piante tropicali dell'Inghilterra di milioni di anni fa.
Naturalmente, l'interpretazione di questi fossili non è stata semplice. C'era da scavalcare un muro intellettuale di grande portata, la Bibbia stessa, che raccontava di un solo Diluvio e di una storia di poche migliaia di anni. E da questo punto di vista la Gran Bretagna era abbastanza in ritardo rispetto alla Francia, dove numerosi studiosi avevano già parlato apertamente di un mondo lontano nel tempo, popolato di creature diverse da quelle attuali. Pur con importanti differenze, sul continente erano ormai in molti a sostenere l'antichità della Terra, in contrasto con l'interpretazione letterale delle Sacre Scritture.
Su questo salto intellettuale si arenò la carriera del reverendo William Buckland, che nei primi vent'anni dell'Ottocento fu il principale studioso inglese di geo-paleontologia. Professore a Oxford, indefesso cercatore di fossili, cristiano osservante, utilizzò le sue scoperte per sostenere la veridicità delle Sacre Scritture. Ma il merito principale di Buckland, che va oltre i suoi risultati scientifici, fu l'aver portato la geologia e la paleontologia alla "tavola alta" dell'accademia britannica. Dalla sua ottima posizione universitaria, Buckland riuscì anche ad aiutare la povera Mary Anning, ma solo con l'acquisto di fossili: per la giovane non arrivò nessun riconoscimento scientifio.
La visione biblica di Buckland andò in pezzi: l'autrice sembra sospettare che ciò l'abbia condotto a gravissimi disturbi, sotto i colpi dei due veri protagonisti di questo volume, Gideon Mantell e Richard Owen. Furono loro due a comprendere appieno – pur tra errori interpretativi e grossolane estrapolazioni – la natura di quegli enormi fossili che stavano pian piano venendo alla luce in molte cave inglesi. Grazie anche all'aiuto del più grande anatomista e paleontologo dell'epoca, Georges Cuvier, o "il Newton della storia naturale", fu tale da portarlo a comportamenti scorretti e intrighi illeciti. Più bravo di Mantell – cui comunque si deve l'identificazione di numerose specie di organismi fossili – sia nella paleontologia che nelle relazioni pubbliche, Owen non esitò a rubare scoperte altrui e a negare i meriti del rivale, che per tutta la vita non riuscì a raccogliere i frutti del proprio lavoro. Owen al contrario diventò il più potente naturalista inglese, vicino alla casa reale e ai politici più importanti, direttore di musei e sovrintendente della grande Esposizione Universale del 1854.
Come era prevedibile, anche Owen ebbe la sua nemesi storica: la sua ostinata opposizione all'idea di evoluzione (in favore di una teoria basata sul concetto di omologia) lo portò a scontrarsi con la nuova ipotesi darwiniana e con il cosiddetto "mastino di Darwin": Thomas Henry Huxley. Andando incontro, di fatto, all'emarginazione dalla scena scientifica, anche se riuscì a far andare in porto il sogno di un grande Museo nazionale di storia naturale.
Il volume della Cadbury – scorrevole e avvincente come un romanzo – è troppo complesso per poter essere riassunto in poche righe. È comunque un buon esempio di divulgazione scientifica: al di là di alcune inevitabili semplificazioni storiografiche, trasmette appieno la dimensione umana dell'impresa scientifica.
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