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Cacciatori di dinosauri
Emiliano Bruner, Galileo, 08.07.2004
Galileo
La caccia rappresenta una di quelle attività umane che ha da sempre contribuito alla perdita definitiva di una certa quota di variabilità biologica, ovvero all'estinzione. Strano pensare a una caccia fondata a priori sull'estinzione stessa. Questa caccia è il fondamento stesso della paleontologia, e rappresenta la ricerca dei reperti fossili che testimoniano il passato della natura biologica. La storia che viene raccontata in questo libro inizia nei primi anni dell'Ottocento, tra le scogliere del Dorset e del Sussex, dall'interazione tra la povertà rurale e i germogli delle Accademie delle cittadine inglesi. Nel dettagliato inquadramento storico e sociale delle condizioni disagiate e di quelle privilegiate, la storia della paleontologia fa da scenario a storie di uomini e di donne, di speranze e di successi, di conflitti e di compromessi e di sogni andati oltre la conoscenza. La storia di una scienza fatta di eventi, di sbagli, di scelte più o meno oneste, e più o meno arbitrarie. Il paesaggio "antidiluviano" si delinea nella società inglese in un intreccio di interessi cattedratici, carrierismi, competenze politiche e resistenze storiche, la cui attualità lascia sinceramente attoniti. La gestione conflittuale e monopolistica delle grandi riviste e delle società accademiche, che filtrano e indirizzano il sapere ora per ragioni morali, ora personali. Le scelte facili e determinate di chi non ha un prezzo da pagare, e quelle drammatiche e definitive di chi invece si guadagna la vita giorno per giorno.

I fossili vengono reinterpretati dalla cultura umana, ora come amuleti, ora come "semi" di vite non vissute, o ancora trasformati in medaglie della Creazione dalla nascente "sotteraneologia". Collezioni raccolte dallo sforzo di ignoti appassionati destinati all'oblio, o dalla forza prepotente degli eserciti di passaggio. Il loro destino è il destino delle idee scientifiche: dove vanno le collezioni, lì va la Storia. Chi ha i reperti decide chi li studia, e chi li studia ne decide il significato. Soprattutto, chi ha i reperti decide chi non li studierà mai. I fossili, da parte loro, si concedono con riluttanza. Colossali predatori che si vedono sbranati e fatti a pezzi da esseri tanto inermi quanto voraci e ambiziosi. Anche l'arte risente parzialmente di questi suggerimenti, producendo un'iconografia adeguata a descrivere da una parte una natura "rossa nei denti e negli artigli", dall'altra una società intenta a una lotta competitiva per la conoscenza. L'innovazione tecnologica è rappresentata dallo sviluppo della rivoluzione industriale, che ha bisogno di materiali: scava nella roccia producendo giacimenti fossili e permettendo di visitare in qualche mese collezioni lontane e altrimenti inaccessibili.

Il cambiamento dei paradigmi scientifici diventa metafora del cambiamento sociale, la geologia si prospetta una "innovazione pericolosa", e l'anatomia diviene "filosofica". Il presente diviene strumento per capire il passato, e viceversa. Alle frange più fondamentaliste dell'antievoluzionismo si contrappongono molte schiere di mediatori, di pacificatori, di possibilisti, che tentano il compromesso alla ricerca di una coesistenza tra scienza e società. E poi c'è il solito Destino, che sa molto più di quello che vuol far credere. Rovescia una carrozza all'occorrenza, procura una demenza se necessario, trasforma ironicamente il conservatore in conservato, o suo figlio in una inattesa gemma di cultura in un mondo lontano.

Questa è la storia di Mary Anning, Gideon Mantell, William Buckland, Richard Owen, Charles Lyell, Robert Grant, William Clift, dei loro figli, dei loro compagni, delle loro vite, e delle loro morti. Un racconto fatto di eventi, dove il dettaglio storico è raggiunto tramite la qualità della documentazione, usando i toni sensibili dell'acquerello.
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Testo riprodotto unicamente a scopo informativo.

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