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Paesaggi a quattro mani
Antonio Turi, La nuova ecologia, 13.06.2004
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Una serie di saggi di Giulio Mozzi e Dario Voltolini. Con uno stile narrativo, che porta il lettore nel vivo del Belpaese. In libreria "Sotto i cieli d'Italia": un volume edito da Sironi che inaugura forse una nuova maniera di parlare d'ambiente
Dopo “Porto di mare”, il reportage romanzato del salentino Livio Romano intorno a un tentativo di speculazione edilizia, l’editore Sironi continua a dedicare attenzione ai temi di carattere ambientale pubblicando “Sotto i cieli d’Italia”: un’interessante raccolta di saggi scritta a quattro mani da Giulio Mozzi e Dario Voltolini (pp. 252, Euro 11.50 ).
Questa volta si tratta di un volume molto diverso da “Porto di mare”. Sia stilisticamente che per quanto riguarda i contenuti. In “Sotto i cieli d’Italia” Mozzi (che di questa collana di Sironi è anche direttore) e Voltolini hanno raccolto infatti una serie di lavori a volte già pubblicati, spesso scritti su commissione di enti, organizzazioni private o assicuazioni ambientaliste. Ma il lettore che si avvicina a “Sotto i cieli d’Italia” sperando di trovare nuovi elementi di carattere cronachistico rimarrà decisamente deluso. Non si tratta di giornalismo. Nemmeno nella sua migliore accezione, quella utilizzata da Livio Romano per “Porto di mare”. Caso mai esattamente del contrario. “Sotto i cieli d’Italia” rappresenta in qualche modo un superamento della cronaca ambientalista o di denuncia. In questa raccolta i due autori, pur partendo da esigenze descrittive di ambienti e territori, molto presto dimenticano il loro obbiettivo primario per arrivare a fare letteratura.
Letteratura intesa come lavoro sulla lingua e sullo stile.
Fra Voltolini e Mozzi chi più si allontana dal reportage è il primo. Un allontanamento presente fin dal primo intervento, un estratto di un testo destinato ad entrare in un progetto sul Delta del Po e poi diventato autonomo e pubblicato da Fernandel con il titolo di “Grande fiume”. Ecco, già in queste pagine si dichiara quella che sarà una caratteristica di tutto “Sotto i cieli d’Italia”: è praticamente impossibile riconoscere i luoghi dalle parole dei due scrittori. Mentre invece è assai interessante il lavoro di ricerca e di manipolazione linguistica.
La strada presa da Voltolini è in qualche modo percorsa anche da Giulio Mozzi. Si prenda ad esempio il resoconto del lavoro svolto per il Consorzio culturale del Monfalconese, nel quale la voglia di trovare un modo di sposare scrittura e fotografia apre interessanti prospettive. Mozzi, a differenza di Voltolini, torna ad utilizzare corde più descrittive, in altri interventi. In “Le villette invisibili” la descrizione di villette del pordenonese viene cominciata con la precisione del pittore realista ma utilizza ironia e fantastico per far scattare il registro di una nuova prova letteraria costellata di omaggi a diverse forme ed autori.
Sempre l’ironia detta il ritmo ne “Edifici incongrui”, lavoro redatto su commissione della Regione Emilia Romagna che nel 2002 aveva emanato una normativa per censire quegli edifici definiti, appunto, incongrui. Tutta da leggere, in queste pagine, l’esperienza con le “Gemelle commercialiste”, alla fine della quale Mozzi sembra in certo qual modo dar ragione a chi vuole trovare nuove regole per la definizione di cosa è artisticamente degno di essere salvaguardato.
“Sotto i cieli d’Italia” è completato da una serie di “racconti di treno” tratti dal blog che Giulio Mozzi tiene quotidianamente sul suo sito. In “Luogo mobile: treno”, l’estratto dal blog, Mozzi ci regala momenti di assoluto divertimento. Realtà in pillole descritta con humor, il segnale forse della nascita di un modo diverso di raccontare e parlare dell’ambiente.
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Testo riprodotto unicamente a scopo informativo.

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