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Osservatorio sui nuovi narratori italiani. La messa dell’uomo disarmato di Luisito Bianchi
Luigi Preziosi, Bombacarta.com, 01.03.2004
Bombacarta.it
Nota dell'editore: pubblichiamo qui di seguito l'apertura e le conclusioni di questo serio e intenso studio monografico di Luigi Preziosi (dopo quello già pubblicato sul sito dedicato al Suicidio di Angela B.) già comparso sul sito di Bombacarta. In fondo all'articolo troverete il link per scaricare il testo completo
Uno stralcio dal paragrafo introduttivo: 1. Le storie attraversano la Storia.

Ci sono romanzi che a tal punto si sedimentano nella coscienza di chi li legge che li si chiude solo con nostalgia, quasi rimpiangendo il mondo che, a lettura conclusa, si è costretti a lasciare, pur avvertendosene ancora come un prolungamento nel mondo reale: riemergono autonomamente di quando in quando brandelli di sensazioni provate durante la lettura, con la medesima autorevolezza di quelle provate in tante altre circostanze della vita reale. Sono esperienze di lettura spesso legate all’adolescenza o all’inesperienza nel leggere, e si è portati a pensare che la maturità di lettori, se affina lo spirito critico, indebolisca l’ingenuità del leggere che provoca emozioni così forti. “La messa dell’uomo disarmato” di Luisito Bianchi è tra queste rare storie che si vorrebbe non finissero mai, e che al tempo stesso restituiscono al leggere quel valore di passione che a volte si teme di aver smarrito.
Si tratta di un romanzo di straordinario significato letterario, oltre che umano e civile. Maestoso rendimento di grazie per il sacrificio di quanti contribuirono a rifondare il nostro Paese, con singolari variazioni sull’interpretazione della storia come somma di vicende individuali, si caratterizza come potente affresco di epica cristiana e si colloca già a pieno titolo nella nostra storia letteraria come il primo grande romanzo del ventunesimo secolo. E’ un fiume in piena, travolge il lettore con la sua ricchezza di storie e di figure, ambisce come pochi altri a riprodurre spezzoni di esistenze nella loro interezza e nella loro complessità, nell’inesauribile variare intrecciarsi perdersi e ritrovarsi degli incontri, nel tentativo di recuperare il senso di tanti avvenimenti che solo il decorso del tempo (a volte) chiarisce, nella consapevolezza dell’inananità dello sforzo di pervenire ad un’improbabile reductio ad unum che connetta nodi e dia significati.
La struttura poggia su un’architettura solida, articolata su tre grandi partizioni, i Tempi, a loro volta variamente suddivise: ”Il gemito della Parola”, “Il silenzio della Parola”, “Lo svelamento della Parola”.
L’azione di “Il gemito della Parola” inizia nella primavera del 1940, con il ritorno a casa del protagonista, Franco, che è anche l’io narrante della prima parte del romanzo. Franco rientra dopo un periodo di noviziato presso un monastero, che ha lasciato per un desiderio di approfondimento, a seguito della sostituzione del suo maestro dei novizi, dom Placido. Questi insegna l’ascolto della Parola scaturente dall’intero creato:

“Tutto doveva essere ascoltato. Una parola inesauribile richiede un ascolto incessante; e la parola era dappertutto, penetrava ovunque: nell’avvenimento, con la rapidità folgorante del lampo, nella tessitura dei gesti quotidiani, violenta come un terremoto o suadente come la brezza".
(...)



Le ultime righe del paragrafo conclusivo: 4. La resistenza dei cristiani

(...)
La resistenza dei cristiani, oltre all’esperienza estrema all’incrocio tra passione umana e fedeltà alla Parola di dom Benedetto, si sperimenta nelle tante vicende della “Messa”, di Franco e di Piero, dell’abate e dell’arciprete, dei cristiani a modo loro, come Rondine, e delle donne della “Campanella”. Resistere, per tutti loro, nelle forme più disparate che è stato loro dato di praticare, ha significato opposizione strenua all’iniquità, al prevaricamento dell’uomo sull’uomo, contrasto al dolore che si sparge nel mondo a causa di un’insensata ansia di potere che pare dilagare sfrenata. E’ un anelito che certo tende all’appagamento di un senso di giustizia fortemente risentito. Anche quando in casi estremi comporta l’affievolimento temporaneo di altri ideali, se autentico, è atto inconsueto di carità verso il prossimo, pur quando questo, come per Franco e per tanti suoi amici, assume le sembianze della massa uniforme e remota di una futura generazione di uomini e di donne, a cui tramandare il gesto di resistere, il dolore che se ne è sparso, e la prospettiva di un mondo nuovo che ne è conseguita. La resistenza dunque come atto d’amore che irradi i suoi benefici, nonostante le contraddizioni anche laceranti di cui è foriera, per l’affermazione della possibilità di un nuovo orizzonte per gli oppressi e gli infelici.37 Ma la resistenza ha in Bianchi un ulteriore significato, quello di una pertinace ricerca della Parola anche quando questa è oscura o tace o pare non esistere, o peggio, non essere mai esistita. Ciò che tarda verrà, anche quando la stessa persistenza nella fedeltà ha il peso di un’abitudine di cui non si ritrova il senso, anche quando, nella stanchezza di silenzi che non hanno risposte, non si aspetta nessuno.

 Leggi la monografia di Luigi Preziosi sulla Messa (180 KB)

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Testo riprodotto unicamente a scopo informativo.

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