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Avoledo vince anche la nuova sfida
Francesca Amé, Il Cittadino di Lodi, 12.02.2004
Altra vibrante prova di scrittura dello scrittore-impiegato di Pordenone, fenomeno del 2003

Dopo l’exploit del libro d’esordio, “Il mare di Bering” non delude
«Questo romanzo non è stato testato su animali. Per scriverlo non si è fatto ricorso a lavoro minorile e non è stata fumata nessuna sigaretta. Il che non ne fa necessariamente un lavoro politically correct». Con questo distico, a fondo pagina, si apre Mare di Bering, secondo romanzo di Tullio Avoledo, quello, tanto per capirci, de L’elenco telefonico di Atlantide che, accolto con entusiasmo dalla critica e dal pubblico, dopo l’edizione Sironi, ora è prontamente ristampato nei Tascabili Einaudi. Tullio Avoledo ha continuato la sua vita: casa e ufficio a Pordenone, dove è impiegato presso l’ufficio legale di una banca, e tanta passione per la scrittura e per il rock. Ed è il rock, la tradizione pop degli ultimi anni, a essere la protagonista del Mare di Bering, un libro che, uscito poco prima di Natale, ha scatenato i fan dell’autore friulano in Rete, ha accolto ampi consensi e confermato che la penna di Avoledo è una tra le più interessanti della nostra penisola.
In questa sua seconda opera siamo un mondo simile al nostro (ma non troppo): in un’Europa dove la nazione leader è l’Ucraina, dove le donne detengono il potere e si ritrovano in Islanda ad importanti congressi mentre i maritini si dilettano alle mostre d’arte.
A metà tra il giallo, l’avventura, la fantascienza Mare di Bering (che cosa c’entra il titolo lo si capisce solo alla fine) ha per voce narrante quella di Mika Ganz, un ragazzo di buona famiglia che tira a campare attraverso il lavoro di un’agenzia specializzata nel procurarsi tesi di laurea pronte per l’uso. Attorno a lui ruotano Rabo, Amanda, Vaiola, il Gatto e il Volpe, Zi` Marino, Aurelio, Anna Silver. E poi sedicenti mafiosi, barbieri insospettabili, infelici assistenti universitari, artiste nevrotiche. Il tutto in un mondo dove Schindler’s List è un film proibito e riaffiorano dal passato personaggi come la cantante Eva Cassidy. Alcuni critici, tra cui Fulvio Panzeri sulle colonne dell’«Avvenire», sostengono che i mondi immaginari di Avoledo altro non sono che una caricatura del “suo” Nordest brulicante di vita (e soprattutto di soldi): in effetti la capacità dell’autore quarantasettenne (che ha scoperto tardi la scrittura) si gioca tutta tra previsioni razionalmente irrealizzabili e, al tempo stesso, tremendamente verisimili. Un gioco difficile, sarcastico, allusivo ma che inchioda il lettore dalla prima all’ultima pagina e in questo il secondo romanzo è all’ altezza dell’Elenco. Ritmi serrati, dialoghi come al solito fulminei e una tecnica quasi cinematografica, confermano Tullio Avoledo uno scrittore capace, uno che non si vergogna a citare quella cultura pop (nel senso di popolare) che fa breccia nel lettore: tra le altre cose, i Pokemon, musicisti e Doonesbury, i comics di Garry Trudeac che Avoledo legge da trent’anni. Il rischio per uno come Tullio Avoledo – uomo che non si è piegato alle leziosità delle case editrici, ai salotti romani e alle “facili” compagnie – è di non essere preso troppo sul serio.
Guai a relegare i suoi scritti a mera letteratura d’intrattenimento, seppur di buon livello: si legga invece Mare di Bering per scorgere, tra le righe, un’amara e sentita riflessione sui mali del nostro tempo.
Francesca Amé
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