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Pomodoro transgenico? Non ha buon gusto
Ugo Vallauri, La Stampa Web, 22.02.2004
La Stampa
Troppo spesso il dibattito sul cibo transgenico si costruisce su mezze verità e posizioni di principio, più o meno valide, ma lontane da fatti o prove scientifiche. In un panorama confuso è esemplare la storia del Flavr Savr, il primo pomodoro transgenico sviluppato dalla californiana Calgene. Il Flavr Savr fu pensato per risolvere un problema cronico della produzione ortofrutticola di massa: la raccolta di frutti ancora verdi affinché giungano intatti sui banchi dei negozi.

L'operazione dell'azienda (acquisita poi dalla Monsanto) fu di introdurre un gene "salva gusto" nel dna del frutto, tale da rallentare il processo degenerativo dei pomodori e permetterne una maturazione più naturale. Un esempio evidente delle distorsioni del mondo biotech: soluzioni improbabili ai problemi causati dalle logiche perverse della produzione massiva.

Belinda Martineau racconta tutte le fasi del progetto con un punto di vista originale e ben informato: dalla scoperta iniziale, agli esperimenti sul campo, fino al superamento dei test ordinati dalle autorità americane e all'etichettatura volontaria del prodotto da parte dell'azienda.

Pur non rinnegando il suo passato di ricercatrice nel team del pomodoro transgenico, non può che dichiararne il fallimento. Il Flavr Savr fallì perché, semplicemente, non era piacevole al gusto: non basta modificare un gene di un frutto per renderlo buono. Il primo frutto è un saggio scorrevole e ricco di spunti. Non elimina affatto le perplessità sull'industria biotech, ribadisce piuttosto l'importanza della ricerca indipendente e la necessità di un'informazione più precisa e trasparente su rischi e opportunità.
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Testo riprodotto unicamente a scopo informativo.

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