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Da Atlantide al Mare di Bering
Niccolò Menniti Ippolito, Il Mattino di Padova; La Tribuna di Treviso; La Nuova Venezia, 12.11.2003
Tullio Avoledo con il suo secondo romanzo, che è il primo
Non capita a tutti gli autori contemporanei di finire con il primo libro in una collana prestigiosa di tascabili come quella di Einaudi. È successo a Tullio Avoledo, il bancario di Pordenone che l'anno scorso ha sorpreso critica e pubblico con l'opera prima L'elenco telefonico di Atlantide, che pur pubblicato da un editore a sua volta sostanzialmente esordiente come Sironi, ha venduto molto più dei libri molto attesi di autori, anche stranieri, affermati.
«Quello che mi imbarazza – dice Avoledo – è sistemare il libro nella mia biblioteca. Se lo metto insieme agli altri della collana mi trovo accanto Paul Auster o McEwan e penso che loro sarebbero imbarazzati. Ma d'altra parte se lo isolo sembra che voglia farlo risaltare. Non so come fare». E nella battuta c'è molto del personaggio di Avoledo, che interpreta il ruolo di scrittore con apprensione, ma anche con molta modestia. «Per fortuna dal primo libro non mi attendevo nulla, al massimo qualche segnalazione critica, così non mi sono preoccupato per come poteva andare. Io non ho grandi pretese letterarie, cerco solo di fare libri che divertano i lettori, e magari li aiutino a guardare un po' meglio quello che accade». Ed il termine libri, plurale, indica già la novità. Sempre Sironi sta per pubblicare (sarà in libreria venerdì) il secondo libro di Tullio Avoledo, molto atteso, che si intitola Mare di Bering. «Il libro – dice Avoledo – in realtà l'ho scritto prima che uscisse L'elenco telefonico di Atlantide. Mentre attendevo la pubblicazione, infatti, mi è venuta l'idea di questa seconda storia e quindi non ho subito minimamente l'influenza del successo del primo libro».
Evitata così la sindrome del secondo libro, Avoledo affronta serenamente il nuovo contatto con critica e pubblico. «L'unica cosa che vorrei che fosse chiara è che questo libro è un libro molto diverso dal primo, gli avvenimenti sono meno eclatanti, non ci sono fantascienza, fantapolitica e cose del genere. Mi spiacerebbe che i lettori si aspettassero ciò che nel libro non c'è». E tuttavia si tratta anche in questo caso di un thriller, o almeno così si potrebbe arrivare a definirlo. «Io sono convinto – dice Avoledo – che il thriller non dipenda da ciò che succede, ma dal ritmo del racconto. Uno dei più bei thriller che ho letto, Figlia del tempo, si svolge in una stanza di ospedale dove al massimo entra un'infermiera o qualcuno a portare un libro. Eppure il lettore è costretto ad andare avanti a leggere, senza mai smettere, e questo spero avvenga anche col mio nuovo libro».
Mare di Bering, appena si comincia a leggere, sembra parlare della nostra realtà, dei nostri anni, della nostra vita, ma c'è anche qualcosa che non torna, che non funziona. «È la nostra realtà – dice Avoledo – ma in contemporanea non lo è. C'è stato un piccolo spostamento, per cui in base alla teoria che un battito d'ali di farfalla all'equatore provoca una tempesta al polo nord, il mondo è lievemente diverso da quello in cui viviamo». Ed in questo caso il battito d'ali è un figlio in più. «Quando avevo 21 anni la ragazza con cui stavo per qualche giorno pensò di essere incinta. Io mi sono chiesto cosa sarebbe successo se lo fosse stata effettivamente e mio figlio avesse ora 25 anni». Insomma una nascita in più, ed il mondo diventa qualcosa di diverso. Non troppo diverso, è vero, ma una entità leggermente straniante. Il meccanismo è quello di Sliding doors, ma ampliato, se si vuole, a dismisura. «Nel mondo che racconto – continua Avoledo – l'Europa c'è lo stesso, ma i leader non sono Francia e Germania, ma l'Ucraina. E una cantante come Eva Cassidy non è morta di leucemia prima di incidere il primo disco, ma si è salvata. Mi sono concesso il lusso, insomma, di cambiare il corso degli eventi, usando come protagonista questo ipotetico figlio di 25 anni che vive facendo tesi per gli studenti che non sono in grado di fare da soli».
E sulle trasformazioni si potrebbe continuare, per esempio dicendo che i leader mondiali nel libro sono prevalentemente donne, che esiste un nuovo euro, ma questo fa anche parte dell'aspetto giocoso della scrittura di Avoledo.
«Dietro il maquillage che ho operato – dice lo scrittore – credo si riconosca bene il nord-est di oggi, e la vera perdita di senso che ha subito la nostra vita. Io sono cresciuto in un mondo in cui il lavoro era un valore forte, oggi è evidente che non è più così, che è molto più importante arruffianarsi le persone che contano. È una trasformazione enorme, l'ho percepita nettamente l'anno scorso a capodanno, andando ad un funerale. Si vedeva che il prete non ci credeva, che le persone presenti aspettavano solo che finisse per pensare alla festa: i rapporti personali non esistono più, forse perché non esiste più il dialetto, la lingua con cui ha sempre parlato da noi la socialità».
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