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Il Drago Nello Specchio
Giuseppe Fichera, Ticonzero, 17.11.2003
Ticonzero
Il dibattito sulle teorie evoluzionistiche non smette di interessare e di stupire il mondo accademico. La polemica è sempre aperta, nonostante l'impatto eccezionale che la teoria dell'evoluzione di Charles Darwin ebbe sulla cultura occidentale, tanto da essere il punto di riferimento imprescindibile per qualunque teoria biologica o antropologica. Lo stesso Darwin si trovò inserito in una diatriba che andò ben oltre l'ambito specifico del quale il naturalista inglese si occupò con tanta parsimonia e attenzione. Tornato dalle Galapagos, dopo aver osservato osservato fringuelli, pinguini e iguane, si trovò suo malgrado coinvolto in una violenta disputa scientifica fra innatismi, evoluzionisti lamarkiani, teologi integralisti e non ultime (e non meno cruente) dispute filosofiche e politiche. Il legame fra la “natura biologica dell’uomo” e il suo destino o il suo “dover essere” non è cosa di poco conto per chi si occupa di etica, di sociologia o di politica. Pare che lo stesso Marx abbia tentato di dedicare il primo libro del capitale alle scoperte di Darwin, il quale, gentilmente rifiutò. Un po’ tutte le scienze dell'uomo, sono debitrici alla teoria dell'evoluzione della specie, si pensi alla psicologia e alla psicoanalisi: che ne sarebbe, infatti, della “teoria delle pulsioni inconscie” di Freud senza il “sostegno dell’ origine biologica primordiale della specie umana? Ancora oggi, quando si parla di fallimenti o successi di teoria filosofico antropologiche o politiche, si fa riferimento all' atavica natura dell'uomo… "in fondo siamo fatti così", si dice facendo implicitamente riferimento alla nostra origine scimmiesca. Ed è per questo che le teorie non consoni a questa natura rischiano di collassare di fronte alle nostre pulsioni animalesche di esseri predatori (raccoglitori, nomadi, arboricoli, territoriali, che avevano cura del proprio gruppo, che facevano scorribande per la savana raggruppati Clan, uccidendo i propri simili e\o competitori, ecc. ecc... “ritagliando” ad hoc, di volta in volta a seconda delle esigenze teoriche), J.Skoils e D.Sagon si inseriscono in questo nel dibattito, proponendo, una immagine suggestiva e provocatoria: esiste, un'evoluzione di “destra” e un'evoluzione di “sinistra” il riferimento e allo schieramento dell’assemblea Nazionale francese del 1879: “Immaginiamo - affermano i due autori – che 120000 anni fa la nuova specie umana abbia organizzato un’assemblea nazionale per discutere il proprio futuro. Una parte avrebbe preso posto su quella che chiameremo la destra paleolitica, e avrebbe ragionato così: “Sentite il menoma umano è stato fissato è uno status quo genetico, che esiste ora e modellerà l’uomo per sempre…”. Dalla sinistra paleolitica avrebbero replicato “La fissità individuata dalla destra paleolitica in realtà non esiste. L’evoluzione non ci ha dato un’essenza fissata, ma ci ha fornito le potenzialità, grazie a cui le menti future potranno essere molto diverse dalle nostre…. L’evoluzione umana ha nascosto nel nostro genoma il potere che permetterà alla mente di liberarsi dei propri geni, gli esseri umani sovvertiranno l’ordine naturale delle cose (scritto nel DNA) per scoprire nuovi modi di vivere non evoluti e sempre nuovi…” Gli autori prendono le parti della sinistra “paleolitica”. Soli fra tutte le creature siamo riusciti ad elaborare una cultura attraverso l’uso di simboli, di concetti, di astrazioni. Per fare questo utilizziamo un serbatoio neuronale che pare essere ridondante e non avere una sua funzione specifica. Anzi, talvolta, come nel caso di lesioni agli apparati afferenti (vista, udito ecc.) i neuroni delegati a quella funzione, diventano codificatori di altre attività. La plasticità del nostro cervello pare dimostrare che l'evoluzione intellettuale dell'uomo, non è il frutto di un dictat genetico, essa è solo una possibilità, e l'uomo 120000 anni fa pare aver scelto la strada dell'innovazione e della creatività, questa è la strada scelta della sinistra paleolitica - secondo l'interpretazione di Skoyles e Sagan - per contro le teorie evoluzionistiche di destra, continuano a pensare che l'uomo non sia altro che il frutto di un progetto inscritto nel suo codice genetico. Da che parte sta la ragione? Un libro che merita di essere letto per i riferimenti rigorosi che attingono alle discipline più svariate: filosofia, psicologia, scienze cognitive, neurioscienze, antrpologia e paletnologia; a testimonianza della crucialità delle scoperte che questa scienza offre all'indagine sull'uomo e sulla sua organizzazione. Merita inoltre di essere letto per la provocatoria “metafora” che immagina l’uomo a decidere di se stesso e della propria natura. Il primo passo di questo cammino pare proprio quello di essersi schierato in Homo Sapiens Left e Homo Sapiens Right, argomento del quale discutiamo ancora oggi.
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