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Dimmi chi erano i Negazione
Alberto Campo, Repubblica (ed. Torino), 08.09.2003
Bernelli racconta l'epopea punk nella torino degli anni 80

I musicisti "contro" che suonarono a L.A.
Un piccolo caso editoriale. È il romanzo I ragazzi del Mucchio. Autore, l'esordiente torinese Silvio Bernelli. Se ne legge bene un po' ovunque, dall'Unità a Famiglia Cristiana. Racconta una vicenda di 20 anni fa: quella del punk all'ombra della Mole. E in particolare di due gruppi che debuttarono spartendosi i lati di una cassetta intitolata appunto Mucchio Selvaggio: Negazione e Declino. Bernelli era bassista dei secondi, come poi sarebbe stato degli Indigesti.
Gli domandiamo se l'accoglienza favorevole riservata al libro dipenda dal soggetto o dalla qualità della scrittura.
"Direi entrambi, perché racconta una storia vera e ha valore sul piano letterario", risponde. E aggiunge: "Ne ero convinto fin dall'inizio: in fondo la storia di quei punk torinesi che affrontando traversie di ogni genere finiscono per suonare a Los Angeles, spinti dall'incoscienza e dalla determinazioned, è simile a quella del capitano MacWhirr in Tifone di Conrad: una grande avventura umana". Tutt'altro che una carriera, visto che ai giorni nostri nessuno dei protagonisti vive di musica. Marco Mathieu, all'epoca bassista dei Negazione, è quello che forse più di altri ha tratto benficio dall'esperienza di allora.
Redattore del mensile GQ, si occupa di musica, sport e attualità. E a sua volta pubblica libri: ultimo e più celebre è In viaggio con Manu Chao. Gli chiediamo che cosa è rimasto degli "anni ruggenti" coi Negazione. "È stata la mia scuola di vita: lo spirito con cui affronto il lavoro adesso ne è una conseguenza - dice - Quando vado in cerca di storie da raccontare è un po' come se stessi in tuornée: il libro su Manu Chao è nato così". E viaggiando si è accorto di quanto ancora persista il ricordo dei Negazione, una delle rare bande punk nostrane capaci di affermarsi fuori dai confini nazionali: "Quella generazione ha 'infettato' la società, soprattutto nei circuiti dei media e della comunicazione".
Una generazione che a Torino "emerse" nei tardi anni Settanta. "La scintilla scocco nel 1978, quando cominciarono a circolare i primi dischi punk" racconta Vittorio Castellani, oggi noto ai più come Chef Kumelé, massimo esperto italiano di cucina esotica. Allora si faceva chiamare Nasty, "disgustoso": "Scrivevo il mio soprannome e il numero di telefono nei cessi e nelle cabine telefoniche, invitando gli altri punk a farsi vivi. Il primo a rispondere fu Johnson Righeira, che aveva appena vinto le elezioni stidentesche all'Einstein con la lista Banana. Insieme creammo la fanzine Krosta. Poi spuntarono i gruppi: Blue Vomit, Chain Kids, Ivan Siberia…con loro confezionammo la prima cassetta autoprodotta: Torinoise".
Era il 1980: mancavano appena tre anni a Vamos a la Playa. E intanto la scena punk torinese cresceva a dismisura: giubbotti neri, borchie, spille da balia, scritte minacciose, sull'esempio di Sex Pistols e Ramones. Punti di ritrovo erano il bar Roberto, in via Po, e piazza Statuto. Pochissimi i locali che accoglievano quell'umanità pittoresca: concerti al Mexico e al Fire. Il problema degli spazi era all'ordine del giorno e fece poi cronaca con l'occupazione del cinema Diana. Quando il centro d'incontro Vanchiglia mise a disposizione le strutture per suonare fu come manna dal cielo. Divenne subito quartier generale del movimento e base operativa per gruppi quali Franti (dove cantavano Lalli e Stefano Giaccone), Declino, Quinto Braccio e Kollettivo.
Chitarrista di questi ultimi era Roberto Farano, in arte Takkop, poi nei Negazione con lo pseudonimo mutato in Tax. Oggi fa il web designer e compone musiche oer la pubblicità. "La scena hardcore punk degli anni Ottanta era un concentrato di ingenuità, energia ed entusiasmo: farne parte è stata l'esperienza più intensa della mia vita. Si riconosce nel Tax descritto da Bernelli? "Preferirei non parlarne… " ribatte subito. Cosa c'è che non va? "È la 'sua' visione di quella storia, perciò incompleta". Concetto identico a quello espresso da Mathieu: "Non è rappresentativo dei Negazione e di quel periodo: la storia era molto più complessa e forte di come viene raccontata. Mancano gli eccessi, dalle droghe alla politica, a alla fine di noi viene fuori un ritratto quasi goliardico, molto poco aderente alla realtà".
Non sono più un gruppo da 11 anni, i Negazione, ma è come se lo fossero ancora: l'identità di vedute su I ragazzi del Mucchio è assoluta. Guido Sassola - allora Zazzo, il cantante - spiega: "Confonde romanzo e vita vissuta, perciò genera confusione, ma soprattutto sminuisce la carica antagonista che avevano i Negazione e la scena hardcore torinese". Oggi Zazzo traffica con B-movie italiani degli anni Sessanta e Settanta ed è un'autorità in materia: lo si può ascoltare ogni mercoledì dopo mezzogiorno su Radio Flash. Anche su quella lunghezza d'onda c'è Neffa che canta Prima di andare via. A Torino alcuni lo ricordano ancora buttafuori alla Studio 2, ma soprattutto batterista nella penultima versione dei Negazione, agli sgoccioli degli Ottanta. Il racconto di Bernelli si ferma prima: all'autunno del 1987. Quando il "mucchio" si sgretolò. E con esso anche il nocciolo duro del punk torinese. Ognuno per la sua strada, di lì in avanti: verso mete distanti e diverse.
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Testo riprodotto unicamente a scopo informativo.

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