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Un nuovo editore e una collana dedicata ai “lettori forti”
libriAlice.it, 30.04.2002
libriAlice.it
Indicativo presente, la prima collana di Sironi editore diretta da Giulio Mozzi, propone libri che sappiano raccontare “l'Italia com'è” Questa intervista è anche apparsa nel numero di Stilos, l’inserto culturale di La Sicilia, uscito il 30 aprile.
Quando è nato "Sironi Editore" e soprattutto come si collega alla "casa madre" Alpha Test?

Sironi Editore nascerà ufficialmente, nel senso che manderà i primi libri in libreria, il 30 aprile 2002. Ma noi stiamo lavorando da un anno. Tutto nasce da un'intuizione, o un desiderio, di Gianluca Barbera, che in Alpha Test è il responsabile delle vendite. Alpha Test è una casa editrice pimpante, in crescita; e ormai cominciava a sentirsi un po' stretta nella nicchia di mercato dell'editoria parauniversitaria e tecnica. Così Gianluca ha prospettato ad Alberto e Renato Sironi e a Massimiliano Bianchini - i soci di Alpha Test - l'idea di "diversificare la produzione" avviando, eventualmente con un nuovo marchio ad hoc, anche delle collane di narrativa e di saggistica. Naturalmente, se uno puntasse al quattrino e basta, si metterebbe a fare dell'altro: guide turistiche, per esempio, o manualistica. Ma ai soci di Alpha Test è piaciuta l'idea di arrischiarsi nel terreno difficile della narrativa e della saggistica: dell'editoria, per così dire, "vera". A questo punto Gianluca, che da tempo era abbonato al mio bollettino via e-mail "vibrisse" (scritturecreative@libero.it) mi ha scritto. Io sono andato a Milano. Ci siamo trovati simpatici. Ci siamo capiti. Sironi Editore quindi è sì un marchio editoriale nuovo, ma con alle spalle un'azienda solida, che fa libri da dieci anni. Certo, libri di tutt'altro genere. Ma la qualità delle persone che lavorano in Alpha Test è altissima. Abbiamo formata una squadra di lavoro: Massimiliano Bianchini come direttore editoriale; Renato Sironi direttore commerciale; Gianluca Barbera responsabile delle vendite e, com'è naturale, "coordinatore" del progetto; Enrica Brambilla all'ufficio stampa (ufficiostampa@alphatest.it); in redazione Paola Borgonovo e Fausto Lanzoni, Ilaria Caretta, Giuseppe Vottari e Monica Winters. Persone che attualmente si dividono tra Alpha Test e Sironi; ma comunque un gruppo di lavoro con i fiocchi. Io personalmente sono contento che i fratelli Sironi abbiano accettato di arrischiare il loro cognome per il marchio. Perché è per me una garanzia; perché è un bel nome sonoro; e perché tutti i grandi editori, in Italia, hanno un cognome nel marchio.

Il nome, "Indicativo presente", per la collana di narrativa italiana, vuole indicare chiaramente che la scelta dei testi avviene tra autoricontemporanei, ma perché "Indicativo"?

Vogliamo fare dei libri che raccontino l'Italia com'è. Che "indichino" al lettore il "presente" (o il passato prossimo, come fa Guido Barbujani in Dopoguerra, uno dei nostri primi titoli) della nostra patria. Vorremmo ricuperare, senza cadere in ingenuità ottocentesche, il desiderio di realismo. Un paio d'anni fa, mi ricordo, ho sentito Filippo La Porta dire che non esistono in Italia romanzi che raccontino l'Autostrada del Sole, o l'Ina-Casa: ecco io sarei felice di pubblicare libri che raccontino, che narrino l'Autostrada del Sole o l'Ina-Casa...

Presentando la collezione avete dato un'accezione più vasta al termine "letteratura", inserendovi anche diari, reportage, satira... Puoi spiegare meglio questo concetto?

Ma: tutti, a scuola, nel programma di letteratura, abbiamo studiato il Principe di Machiavelli, o il Dialogo dei massimi sistemi di Galilei, o le Osservazioni sulla tortura di Pietro Verri. Voglio dire: l'idea che sia "letteratura" solo ciò che è "finzione", mi sembra un'idea davvero bizzarra. Le orazioni di Cicerone, sono letteratura o no? E le storie di Tito Livio? E le memorie di Casanova o di Goldoni? E i diari di Anais Nin? Insomma: non mi sembra di aver data un'accezione più vasta al termine "letteratura". Semplicemente, cerco di dare alla letteratura ciò che è suo. Così sono felice di pubblicare, ad esempio, Pubblico / Privato 0.1, che è la traduzione in libro del "Diario on line" che da un anno e mezzo Giuseppe Caliceti tiene nel portale Emilianet. Certo, è un testo di un "genere" mai visto, ma chi se ne importa? È bello, ed è letteratura. Sono felice di pubblicare Dialogo sull'amore? di Paolo Nelli, che è non ho ancora capito bene se è un romanzo in forma di dialogo o un dialogo in forma di romanzo. Sono felice di pubblicare Piramidi di Paoloni, che è un romanzo ambientato nel mondo del multilevel marketing, o Porto di mare di Livio Romano (esce ai primi di luglio) che è un "reportage narrativo" sulla lotta per difendere dalla cementificazione un pezzo di costa pugliese...

In qualità di direttore editoriale hai compiuto la scelta dei primi libri da pubblicare. Con quale metodo di lavoro?

Io da un po' di tempo mi sentivo di essere una specie di piccola casa editrice virtuale. Nel senso che negli anni mi è capitato di proporre autori e libri ai più svariati editori. Nella mia libreria c'è uno scaffale di libri la cui pubblicazione è dovuta, un po', anche a me. È dai tempi di Coda, la raccolta di esordienti che feci nel 1996 con Silvia Ballestra per Transeuropa che mi son trovato di fronte a questa responsabilità: scegliere, proporre, sostenere libri che mi parevano belli e interessanti. Non credo di avere un "metodo". Cerco di prestare attenzione, almeno preliminarmente, a tutto ciò che mi viene proposto. Cerco di seguire le persone, di mantenere relazioni continuative, o almeno di non perderle di vista. In autunno, ad esempio, pubblicheremo un libro di Davide Bregola: che era in Coda (così come Marco Mancassola, il cui Il mondo senza di me è uscito per Pequod; o Simone Battig, che per Theoria ha pubblicato due romanzi: era un bel gruppo, quello). Ci sono dei libri che ho visti nascere e crescere (quelli di Umberto Casadei, ad esempio, per il quale stiamo preparando un esordio coi fiocchi). Ci sono antiche amicizie: come con Laura Pugno (il suo Sleepwalking uscirà dopo l'estate), che conosco da quattordici anni; tra l'altro, se io stesso sono diventato uno scrittore, lo devo a lei: letteralmente, mi ha dato la voce. Ci sono scoperte inaspettate: come Tullio Avoledo, segnalatomi da Mauro Covacich che aveva letto un suo manoscritto. E ci sono anche i libri "inventati". Livio Romano ha scritto Porto di mare perché, dopo un'ora che mi raccontava al telefono le avventure del "Comitato per la salvaguardia di Serra Cicora" , gli ho detto: "Ma perché non ne fai un libro?". E lui, buon per me, mi ha preso alla lettera... Naturalmente tutte le mie proposte vengono discusse in casa editrice. Un mercoledì sì e uno no facciamo una riunione plenaria, nella quale si affrontano le questioni generali e, soprattutto, si parla dei libri. Sono belle discussioni. C'è molta passione.

A quale pubblico di riferimento hai pensato?

Sarò banale: al pubblico dei lettori. Questi libri interesseranno i frequentatori abituali delle librerie, i lettori "forti" o "semiforti". Abbiamo fatto il possibile per essere ben presenti nelle librerie (la distribuzione è curata da Messaggerie libri), e mi pare che ci siamo riusciti: dei primi quattro titoli abbiamo prenotate più o meno 2.600 copie ciascuno, e siamo presenti in cinquecentoquattordici librerie. Ora stiamo a vedere.

Quali sono i progetti per l'immediato futuro?

Ci sono due idee per due collane di saggistica. Vorremmo fare una collana di divulgazione scientifica, per la quale si tratterà soprattutto di acquistare titoli all'estero. Renato Sironi ha già cominciato a guardarsi in giro. Poi stiamo cercando di inventarci una collana di "saggistica per problemi". Ne abbiamo discusso un po' di volte, abbiamo guardato un po' di collane di altri editori - soprattutto francesi - che potremmo imitare (lo dico senza vergognarmi). E poi, la primavera prossima avvieremo la seconda collana di narrativa. Il nome è provvisorio, potrebbe essere qualcosa come "Questo e altri mondi". Un nome un po' alla Philip Dick... Sarà una collana sempre di pregio letterario, ma un po' più "leggera", più "d'intrattenimento", rispetto a "indicativo presente". Il piatto forte, per cominciare, saranno i romanzi di Tullio Avoledo: un narratore decisamente fuori dall'ordinario, uno che - ci scommetto - potrebbe incontrare decine di migliaia di lettori...
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