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Terrorismo, paranoia globale
Chiara Dall'Anese, Resonline.it, 15.09.2003
Resonline.it
Era ancora estate, praticamente. L'aria più asciutta rispetto a qualche settimana prima, le temperature elevate. La città si preparava a una nuova giornata lavorativa, i negozi erano aperti e gli uffici si stavano riempiendo. La gente girava ancora in t-shirt, gli aerei riportavano a casa gli ultimi vacanzieri. Tranne quello, che continuava a volare un po' troppo basso: chissà, forse un pilota alle prime armi; certo che continuando così rischiava di andare contro uno dei grattacieli. Cose che si dicono. E che invece poi succedono veramente. Non aveva più ripreso quota, quell'aereo, e si era schiantato contro una delle Twin Towers. Un incidente. Un errore. Così sembrava. E invece, mentre tutto il mondo teneva gli occhi puntati sulle prime immagini del disastro diffuse dalle tv, la sequenza si ripeteva, come se qualcuno avesse riavvolto il nastro. Un secondo aereo, quello del volo 175 Boston - Los Angeles, si stava abbattendo sui due grattacieli simbolo di New York. All'improvviso, il presentimento, la certezza. Non era un incidente. Non era un errore. Era il più devastante attacco terroristico subito dagli Stati Uniti. Era l'11 settembre 2001: da quel momento l'America iniziava a convivere con la paura. Paura che da un momento all'altro qualcuno faccia esplodere un ordigno nel supermercato vicino a casa o nel caffè all'angolo; paura che la morte arrivi per posta; paura che l'insospettabile studente della porta accanto stia organizzando il prossimo attentato. La strategia del terrore ha fatto centro. «Le immagini indelebili del crollo delle Torri Gemelle hanno catapultato nelle nostre case il senso del terrore, l'idea dell'attacco imminente da parte di un nemico senza volto e senza nome, che per compiere una strage non ha bisogno di una bomba o di un cannone, perché è capace di colpire al cuore le nostre società tecnologiche insinuandosi nelle zone d'ombra delle moderne tecnologie», affermano Paola Coppola e Giancarlo Sturloni in Armageddon Supermarket. Le armi di distruzione di massa nella società della paura (Sironi editore, 15 euro). L'attentato ha scatenato il panico: passato il momento delle dirette tv, sui media rimbalza il messaggio che la probabilità di nuovi attacchi terroristici è pari al 100 per cento. Non si sa quando, non si sa dove: l'America sarà colpita ancora, e il timore che qualcuno stia tramando alle spalle, magari davanti a un computer o nella cantina di casa, è sempre più forte. «Ma le cose stanno davvero così?», si domandano gli autori. "Esistono realmente dei siti che contengono istruzioni sufficienti a costruire un'arma di distruzione di massa? È vero che per un ordigno nucleare basta rivolgersi alla mafia russa, che i germi letali possono essere ordinati per posta e che per sintetizzare un gas tossico ci si arrangia ancora con un apparato rudimentale? E ancora: chi possiede armi di distruzione di massa, dove le nasconde, come le userà? Quanto è alto il rischio che possano cadere nelle mani sbagliate? Come si fa a entrare nel club dei "distruttori di mondi"?". E così, tra giornalisti che si spacciano per ricercatori per racimolare gli ingredienti necessari a preparare miscele di gas tossici e ragazzini che collezionano virus e batteri letali, gli autori ci accompagnano tra le corsie di un supermercato del terrore fai da te per una panoramica delle più temibili armi di distruzione di massa. Spiegandoci però che se procurarsi la lista della spesa può essere relativamente facile, arrivare alla cassa e portarsi a casa il kit del perfetto bombarolo non è un giochetto. Anche se, quando si tratta di gestire il panico, non c'è razionalità che tenga. Nemmeno quella scientifica, visto che nei mesi successivi all'11 settembre sono stati messi in atto tentativi di limitare l'accesso alle informazioni scientifiche per ragioni di sicurezza. Per scongiurare il rischio che certi dati possano cadere nelle mani sbagliate riviste scientifiche come Nature e Science si sono imposte un'autocensura preventiva: piuttosto che mettere a rischio l'umanità, meglio occultare dati che potrebbero consentire a qualche fanatico di creare nel giardino di casa propria nuove armi di distruzione di massa. Una decisione senza precedenti, con pesanti ripercussioni sul mondo scientifico: «Stabilire a priori quali informazioni possano essere pericolose non è impresa di poco conto», sostengono Coppola e Sturloni, «mentre non c'è alcun dubbio che limitando il libero accesso alle informazioni scientifiche si rischia di minare le stesse basi su cui poggia la scienza: dentro e fuori la comunità scientifica, sono molti a ritenere che senza comunicazione pubblica della scienza non c'è scienza, o quanto meno non c'è più la scienza come l'abbiamo intesa finora». Armageddon Supermarket è un libro per capire, e per riflettere. Lo consigliamo a tutti coloro che non riescono a rimanere tranquilli se un uomo dai tratti mediorientali si siede nello stesso scompartimento del treno, o a quelli che non si sentono sicuri nella propria città: perché non diventino come l'autore del Diario anonimo di un paranoico che chiude il libro.
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Testo riprodotto unicamente a scopo informativo.

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