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Il manifesto di Mozzi: "Basta finzioni, meglio la realtà"
Cinzia Fiori, Corriere della Sera, 13.06.2002
Corriere.it
«Vogliamo fare una collana di libri che raccontino l' Italia così com'è. Perché l'Italia è la nostra patria e i suoi destini ci stanno a cuore». Inizia così il manifesto con cui Giulio Mozzi propone ai lettori i primi quattro testi di Indicativo presente. Nuovo è anche il marchio: Sironi editore, che nasce per l' occasione da una costola di Alpha Test, casa specializzata in editoria parauniversitaria. Detto questo, chi avesse alzato gli occhi al cielo alla lettura della parola «patria» nel manifesto, provi a riabbassarli: si tratta della riconquista di un termine e del suo significato da parte di uno scrittore abituato a scelte «forti». Come forte è l'idea di letteratura che ha in testa e il suo richiamo ad essa perché si riappropri del suo linguaggio specifico: «Vogliamo fare una collana di libri che siano letteratura senza essere necessariamente fiction. Perché ci pare che a forza di identificare la letteratura con la fiction finiremo col confonderla con l'entertainment . Vogliamo fare una collana di libri che contengano un'istanza realistica», prosegue il manifesto. Mozzi ha 42 anni, il suo impegno intellettuale viene ascritto all'area cattolica. Sei libri alle spalle, oltre alla curatela con Silvia Ballestra dell' antolo gia Coda (prosecuzione del lavoro di scouting letterario condotto da Tondelli), ha fondato una scuola di scrittura creativa, ha tenuto corsi a Sarajevo. Ora ha fretta, una maledetta fretta, perché gli pare che «una delle prime libertà dell'uomo, quella di conoscere il mondo, venga esercitata sempre meno». Si spiega: «Il campo dell' intrattenimento, la tv in primis, ci ha abituato alle finzioni. L' importante è narrare, intrattenere il pubblico. In sé non c'è nulla di male nel guardare la tv, purché si sia consapevoli che la fiction è una barriera fra noi e la conoscenza del mondo». La letteratura è il suo mezzo di reazione, la sua azione: prende a modello Il principe di Machiavelli e La scienza nuova di Vico, per dire che «a scuola consideravamo quei testi letteratura anche se non erano opere di finzione. Nell'ultimo secolo sembriamo aver perso la capacità di agganciarci al mondo e parlarne con gli strumenti della letteratura». Insomma, la fiction è una mania recente. Ma proprio per ché è una mania, pare imprescindibile: «C'è una grande quantità di romanzi, specialmente anglosassoni, che sembrano parlare del mondo. Invece sono macchine narrative così ben congegnate da trasformarlo in un pretesto: il mondo è molto più disordinato e confuso». Mozzi racconta che cosa promettono i primi quattro libri della collana: «Piramidi di Elio Paoloni è un romanzo sul multilevel marketing: il consumatore diventa venditore inseguendo il fascino della ricchezza. È un testo comico ma non attacca il sistema, mostra in che cosa consiste questo fascino diffuso. In Dialogo sull'amore di Paolo Nelli una trentenne racconta la sua vita amorosa. Oltre ai fatti narrati, quel che resta è una bolla linguistica: Nelli esibisce il modo con cui una generazione ha cercato di spiegare se stessa. Giuseppe Caliceti in Pubblico/Privato 0.1 mette la letteratura alla prova di una scrittura improvvisa e quotidiana, il suo diario on line, tenuto per un anno in scambio con il pubblico delle e-mail, svela un tipo di relazione ancora inesplorato ed è anche una dimostrazione di come gli intellettuali non siano scomparsi, lavorano diversamente. Infine, Dopoguerra di Guido Barbujani è un romanzo d'impianto tradizionale che porta a riflettere su che cosa siano diventati nel tempo lo spirito e l'anima della resistenza». La parola impegno sorge alla mente: «Sì, ma non va intesa malamente. Lo scopo è fornire attraverso la letteratura i mezzi per rappresentare e capire aspetti della realtà». E perché la letteratura dovrebbe essere un esercizio privilegiato? «Perché è meno industriale degli altri mezzi di comunicazione. Questo le lascia più libertà. Se il mio primo obiettivo è vendere mi oriento sui desideri del destinatario. Perciò è nato l'infotainment ossia all'informazione-intrattenimento che, giocando con il terrore, ottiene lo scopo di cristallizzare il tempo e l'azione diffondendo insicurezza, rassegnazione. Tanti, per esempio, sono ormai convinti che la vita sia molto più pericolosa di un tempo. Non è così. Ma la loro convinzione diviene una domanda da soddisfare. È un circolo vizioso. Quando scrivo un libro invece non mi preoccupo della domanda, faccio l'opposto. Come dice Eco nelle postille al Nome della rosa: il romanzo fabbrica il lettore secondo l'intento di chi l'ha scritto».
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