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L'Italia dei paesi
Antonio Pascale, Diario della settimana, 02.05.2003
Passeggiando tra i piccoli centri irpini
Tra le tante cose che non sopporto, una proprio mi ossessiona: sono quei film che iniziano con una panoramica su Roma. A volte vedo addirittura la troupe che sale sul colle del Gianicolo, il regista dare le indicazioni e poi l’operatore che fa una panoramica su Roma, sempre, rigorosamente, da destra verso sinistra. Chiedo sempre di che film si tratta, poi mi segno il nome. Quando esce, vado al cinema e, come volevasi dimostrare: non lo sopporto. Perché? Nella maggioranza dei casi questi film raccontano di personaggi improbabili, che non sono ancorati a una realtà particolare, un quartiere, un condominjo, una singola casa, a una particolare esperienza. Quella panoramica non è un vezzo, tentano, quei registi, di suggerire con quel movimento di macchina che i loro personaggi avranno una dimensione statistica. Non si vuole raccontare un personaggio che abita a Roma, ma tutti i romani.
Poi, accade che quelle storie non ci convincono proprio in nome della loro ambizione, tentano di parlare delle cose grandi e quelle cose si dissolvono, si esauriscono e si perdono nel particolare. Franco Arminio, con questo libro, Viaggio nel cratere, compie l'operazione contraria. Perciò il libro mi ha incuriosito dalla prima pagina: parte dal particolare e riesce, accidentalmente, a raccontare qualcosa di più grande. Da cosa parte? Da alcuni paesi dell'Irpinia (sua terra natale). Anzi, di più, il libro si apre con un'ironica dichiarazione: Arminio si attribuisce il ruolo di paesologo: “Ci sono i paesi, ma ci sono pochi libri che li descrivono. Ci sono esperti di armi e di coralli, di vermi e di stelle. Io sono esperto in paesi, quelli irpini, per la precisione…il paesologo non è l'erudito locale che sa tutti i nomi dei signorotti che hanno dominato un paese o conosce tutti i proverbi. È uno che studia il funzionamento di quei particolari organismi che sono i paesi. Uno studio che avviene tutto sul campo: i libri scritti sui paesi sono rarissimi, perché gli scrittori vivono in città e quelli che vivono nei paesi pensano ancora che la vita vera stia in città”. A me sembra una bella dichiarazione di poetica: ci sono quelli che pensano che la vita vera sta in città.
Ora libri come questi devono affrontare un pregiudizio fisiologico: perché mai dovrei comprare e leggere un libro che parla dei paesi irpini? Devo dire la verità, io non sono vaccinato contro questi pregiudizi, infatti l'ho lasciato per un po' sulla scrivania, però, poi, intanto, andavo al cinema a vedere film americani, e, fatto strano, questi film iniziano sempre con un cartello che indica lo Stato, la contea, la città, il sobborgo. Sono molto precisi, non parlano dell'America, ma di una storia che è avvenuta in un piccolo e sperduto paese americano. Lo guardo e penso: che bel ritratto dell'America. Lo stesso meccanismo che usa Arminio. Così quando ho preso il libro mi sono accorto che non solo si leggeva con piacere, ma che quei paesi, anche se sono lontani da me, un po' come i sobborghi americani, mi riguardavano. Ho pensato: che bel ritratto dell'Italia. Il libro si può leggere da varie angolature: lo storico ci troverà materia interessante per studiare, dal vero, il fenomeno dell'immigrazione che ha spopolato interi paesi; l'antropologo potrà capire il perché di, quelle facce paesane, così tirate, ossute e stanche, del perché di quei rituali arcaici, come le passatelle al bar o il passeggio serale. L'urbanista avrà un dettagliato saggio sul rapporto tra ambiente, territorio e abitazione. Di come la modernità si sia (male) innestata con un territorio arcaico, cosa ha cambiato, cosa rischia di trasformare per sempre. Molto bella, a questo proposito l'indagine sulla ricostruzione del dopo terremoto. In quelle pagine, in poche descrizioni, scorrono anni e anni di potere democristiano, facce, sentimenti, e disgraziati modi di gestire il potere. Questo però è anche un libro personale e privato, ha un tono, soprattutto nel finale, che vira verso il lirico. Pian piano, mentre Arminio viaggia, il padre si ammala.
Questo libro racconta, anche in maniera traslata e pudica, il rapporto tra l'autore e suo padre, tra quelli che restano e quelli che se ne vanno. I capitoli finali si possono riassumere con una frase, del sociologo americano Cristoffier Lash: l'unico dovere di un figlio è di accompagnare con grazia il padre alla tomba. Credo che intendesse suggerire: prendiamo cura di quella che Pasolini chiama “forza del passato”. Arminio con questo viaggio nel cratere riesce a farlo molto bene.
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Testo riprodotto unicamente a scopo informativo.

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