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Il club dell'uranio di Hitler
I fisici tedeschi nelle registrazioni segrete di Farm Hall
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«Dieci uomini brillanti, due dei quali già vincitori del premio Nobel (Heisenberg e Von Laue) mentre uno (Hahn) lo stava per vincere, furono detenuti per sei mesi a Farm Hall senza spiegazione e senza accusa. Loro non ne capivano il motivo e credo che, anche dopo alcuni mesi, non lo capissero nemmeno i loro custodi: il motivo vero – evitare che cadessero in mano ai sovietici – potevano solo immaginarlo.

Gli scienziati tedeschi non erano trattati esattamente come prigionieri, ma piuttosto come “ospiti”. Tutte le loro ansie e le loro lamentele erano note ai sorveglianti, e di tanto in tanto qualcuno di loro discendeva come un deus ex machina a risolverle magicamente. Ma durante questi mesi le illusioni dei tedeschi svaniscono: capiscono di aver fallito e che il loro Paese ha fallito; si incolpano l’un l’altro; incolpano Hitler; incolpano gli americani; i giovani accusano i vecchi; i vecchi si accusano a vicenda. Ogni settimana si svolge un seminario organizzato da Von Laue. Heisenberg suona il piano. Ricevono un paio di visite. Tutto scorre come in un sogno surreale finché, dopo sei mesi, vengono rilasciati per fare ritorno in una Germania in rovina. E tutto è documentato nelle trascrizioni dei loro dialoghi, insieme al commento dei sorveglianti: quasi un coro.

Sebbene si possano avere dubbi su alcuni frammenti di queste conversazioni registrate, il messaggio sembra assolutamente chiaro: la “presuntuosità” e l‘“ignoranza” degli scienziati tedeschi traspaiono a ogni pagina. In fin dei conti, i rapporti di Farm Hall parlano da sé.
»

È vero che durante la seconda guerra mondiale anche i fisici atomici tedeschi erano sul punto di costruire la bomba atomica? Ed è vero che, di proposito, non lo fecero, sabotando il progetto nucleare nazista per impedire la vittoria di Hitler? È possibile che invece Werner Heisenberg, padre della meccanica quantistica e tra i più grandi fisici del Novecento, non avesse capito la fisica della bomba?

I dieci più importanti fisici del programma nucleare nazista furono rinchiusi in un cottage inglese, imbottito di microspie: nelle registrazioni segrete di Farm Hall, qui raccolte e ampiamente commentate, la fine del Terzo Reich e il fallimento della fisica tedesca emergono così dalle voci degli stessi protagonisti, ignari di essere spiati.

Proprio a Farm Hall nacque la Lesart, ovvero la “versione dei fatti” che i fisici tedeschi avrebbero ripetuto per tutto il dopoguerra: «Anche noi eravamo in grado di costruire la bomba atomica ma, al contrario degli Alleati, noi non l’abbiamo fatto per ragioni morali». In realtà, i tedeschi avevano perduto l’innocenza non diversamente dai fisici del progetto Manhattan.

Le registrazioni di Farm Hall sono una testimonianza unica del momento in cui Heisenberg e i suoi colleghi si trovarono a fare i conti con le conseguenze delle proprie scelte: un’escursione senza precedenti – e forse tuttora senza pari – nei pensieri e nei sentimenti di dieci scienziati spaesati, sconfitti e vogliosi di riabilitazione.

Jeremy Bernstein, fisico e giornalista americano, dialoga con le loro voci in un commento polemico e appassionato, proiettando una luce definitiva su un episodio della storia della fisica del Novecento che non ha ancora smesso di far discutere.
Codice ISBN: 978-88-518-0051-2
Pagine: 400
Prezzo di copertina: € 27,00
Prezzo scontato 15%: € 22,95


Jeremy Bernstein, fisico teorico, professore associato alla Rockefeller University e direttore dell’Aspen Center for Physics. È tra i più noti saggisti scientifici americani, da oltre trent’anni redattore del New Yorker e titolare di rubriche su altre riviste, tra cui Scientific American. È noto in Italia come uno dei principali biografi di Einstein.

David Cassidy, professore alla Hofstra University, è stato Chair della Sezione di Storia e Filosofia della scienza alla New York Academy of Science e ha un eccellente curriculum come storico della fisica. In Italia è stata pubblicata la sua splendida biografia di Heisenberg (Bollati Boringhieri).
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